SALVATORE CARUSO, CONSOLIDARE LA CLASSIFICA PER GLI AUSTRALIAN OPEN

Settimana di allenamento nella sua Sicilia per Salvatore Caruso, reduce dalla vittoria a Barcellona, suo secondo Challenger di carriera e soprattutto dal primo ingresso nei top 100 della classifica Atp: “E’ stato certo la ciliegina sulla torta di una stagione importante sotto tutti i punti di vista, vissuta all’insegna del miglioramento costante”. Riviviamola: “Non era partita benissimo – sottolinea Caruso – ma io sono una sorta di diesel ed ho bisogno di giocare molte partite per trovare il giusto ritmo. Da Indian Wells la situazione è cambiata ed ho iniziato ad esprimere il meglio del mio tennis ottenendo anche successi importanti come quello con David Goffin, a Phoenix. Da incorniciare anche la vittoria ottenuta nel 250 di Estoril, in Portogallo, contro Pablo Cuevas, nel turno decisivo delle qualificazioni, anche se poi è seguita la sconfitta con lo stesso giocatore due giorni dopo, in tabellone”. Escalation che ha avuto l’apice al Roland Garros, con il primo ingresso in un tabellone principale dei tornei dello Slam: “Ho giocato partita dopo partita, pensando solo a quella singola e senza guardare troppo avanti, ciò che ho continuato a fare nel resto della stagione. Un percorso esaltante quello parigino nel quale ho vinto cinque partite con avversari forti, vedi Munar e Simon in tabellone. Contro Djokovic me la sono giocata per due set poi la forza del rivale e un po’ di stanchezza hanno fatto la differenza. Essere lì, in quel contesto, è stato fantastico”. Poi Wimbledon e soprattutto Umago, con la prima semifinale Atp interrotta per un infortunio: “Non mi posso lamentare – afferma senza mezzi termini il 26enne di Avola – perché fa parte del gioco per un professionista e tutti me siamo consapevoli. Peccato ma la dietrologia non serve. Certo non è stato facilissimo rientrare e ritrovare i ritmi ma ci sono riuscito”. Un salto di qualità complessivo da imputare a quali fattori?: “La maturità acquisita, frutto dell’esperienza e di tanti anni di lavoro, affiancato da Paolo Cannova e dal preparatore atletico. Non ci sono segreti particolari, ma la forza dell’impegno alla fine emerge”. Prima top 100 Atp (98 lunedì 7 ottobre) che rappresenta uno stimolo ulteriore a migliorare: “Numeri, certo, da leggere in ottica punti e possibilità di entrare in tabelloni di tornei di maggior livello e, non nascondiamolo, di plusvalore anche sotto il profilo economico. Ciò vale sia in termini di programmazione che di ulteriore investimento su me stesso e sullo staff che mi segue”. Un traguardo giunto grazie al successo nel Challenger di Barcellona: “Dal punto di vista del gioco non è stata la mia miglior settimana, ma ho messo in campo una dannata voglia di vincere. In finale, contro Kovalik, ha fatto la differenza”. Ora si va verso la chiusura di stagione, con quali obiettivi?: “Consolidare questa classifica in chiave Australian Open 2020. Per farlo valuteremo le presenze nei tornei in calendario di settimana in settimana. Per ora farò le qualificazioni nell’Atp 250 di Anversa, poi parteciperò al Challenger di Amburgo. Decideremo con Paolo (Cannova n.d.r) le altre partecipazioni”. Analizziamo invece la svolta da un punto di vista tecnico: “I maggiori progressi – specifica Caruso – li ho fatti con il diritto, mentre con il servizio ho lavorato ma ho ancora margini di miglioramento. La gestione dei momenti delicati dei match è un altro aspetto sul quale ho colmato nell’ultimo anno dei gap. Prima magari affrettavo le soluzioni, sbagliando. Ora sono più attento e riesco a trovare il modo per ottimizzare il mio tennis nei passaggi chiave degli incontri”. Non manca a Salvatore Caruso un sogno nel cassetto, o meglio due: “La convocazione in Davis sarebbe il massimo per uno come il sottoscritto che ama profondamente il proprio Paese e non disdegna definirsi un patriota. Dopo aver provato le magiche atmosfere del centrale del Roland Garros, il mitico Philippe Chatrier, sarebbe il massimo fare altrettanto sui centrali degli altri Slam”. E ora nuovamente in campo ad allenarsi, perché perdere tempo non fa parte della mentalità di Salvatore Caruso e degli uomini del suo staff. Così come disponibilità, cortesia e passione sono note che li accomunano.

di Roberto Bertellino

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