REBECCA AMERIO, LA TERZA GENERAZIONE CHE CRESCE ALL’INDOOR CLUB

Si respira aria pulita all’Indoor Club di Torino, quella che accompagna il vero sport, il tennis nello specifico, e coloro che crescono nel nome dei sani principi. La protagonista della storia è la terza generazione della famiglia Amerio, tutte rappresentate in perfetta sinergia ed ognuna con un proprio compito specifico. C’è colui che ha messo le radici al centro, che sente ancora ben piantate in ogni anfratto e granello di terra dell’impianto, l’ormai 93enne Mario Amerio, maestro FIT di lunga data e fine conoscitore delle grandi epoche del gioco; c’è il figlio Fabrizio, altro maestro dotto ed ex ottimo giocatore, e l’ultima protagonista, la giovane ed emergente Rebecca Amerio, 14enne dallo scorso 4 ottobre e già con i punti per salire tra le 2.5. E’ sempre stata leader nelle categorie giovanili (under 10 e 12) e continua a primeggiare facendo della passione e del quotidiano impegno, supportata anche dalla mamma Loredana Ferri e dalla sua maestra, l’ex numero 1 di Ucraina Anna Markovych, le armi per crescere ancora, senza fretta ma con ottime prospettive: “Ricordo ancora quando l’ho portata in campo con la carrozzina – dice il nonno Mario – e poi per mano quando aveva solo tre anni. Una soddisfazione vederla progredire e sentirla tanto attaccata al sottoscritto”. “Quest’anno – interviene il padre Fabrizio, primo insegnante della figlia con l’altra maestra del circolo, Silvia Demo – ha fatto prevalentemente attività Open, vincendo due appuntamenti ed arrivando in finale in un terzo, tra le mura di casa. Una scelta mirata per consentirle di confrontarsi con più tipi di gioco e di palla, variabili tipiche di questo genere di tornei. Nel 2019-2020 l’attività di Rebecca sarà invece più orientata agli ITF internazionali, appoggiata in questo anche dalla collaborazione con il Piatti Tennis Center di Bordighera, dove si allena in genere per un fine settimana al mese”. Sul campo è attentamente seguita dalla maestra Markovych, con un passato da giocatrice di gran livello in Ucraina e scalpi eccelsi come quello dell’ex numero 1 del mondo Svetlana Kuznetsova, nonché metodo d’insegnamento consolidato e internazionale ideato dal padre Vladimir e dal fratello Yaroslav: “Ci siamo piaciute subito – sottolinea Rebecca durante una pausa dell’allenamento – ed il feeling è via via cresciuto. Quando mi dice una cosa me la spiega e io l’assimilo, cercando di tradurla immediatamente in campo. Sto migliorando sia dal punto di vista tecnico che tattico. Il rapporto tra padre maestro e figlia è bellissimo ma a volte diventa di non facile gestione. Con Anna alcuni passaggi risultano di più agile interpretazione”. Meticolose entrambe sul terreno di gioco ed in fase di allenamento. Anna posiziona al fondo del campo quattro rettangoli all’interno dei quali devono cadere le palline, in lungo linea o in diagonale, e Rebecca, in seduta di allenamento con le sue compagne, tra cui Giulia Pettinari e solitamente Giorgia Megna, cerca di centrarli con grande attenzione. Su cosa state lavorando in questo periodo?: “In particolare sul servizio e sul rovescio, colpi con i quali sento quotidianamente progressi. So che devo anche mettere a punto il gioco di volo ed utilizzarlo più spesso. Mi piace in ogni caso cercare il punto da fondo, con il ritmo”. Il diritto, invece, è sempre stato nelle sue corde: “Mi viene naturale, fin da piccola”. Lo spinge con grande scioltezza e la palla parte veloce facendo intendere il gran potenziale della giovane ragazza che sta ancora completando la sua crescita fisica: “Negli ultimi mesi – sottolinea la mamma – è stata evidente, tanto da aver saltato un numero di scarpe, quasi senza colpo ferire”. Le leve si intravvedono lunghe e potenti, in linea con i geni. Tradotto, gran potenziale, non solo tecnico. Spinge la palla e sorride Rebecca, determinata pur nella sua timidezza: “Mi piace molto Naomi Osaka, per il gioco ma anche per il suo modo di interpretare il tennis”. Obiettivi per la prossima stagione?: “Mantenere la classifica che tra poco dovrei conseguire, quella di 2.5 e continuare a crescere sotto ogni punto di vista”. Iscritta al 1° anno di Liceo Linguistico, la giovane atleta ha trovato da poco anche un’importante partnership congiunta, Hydrogen e Gelati Cecchi 1936: “Abbiamo deciso di contribuire alla sua crescita – afferma Stefano Cecchi, che ha riportato a nuova vita il marchio storico dell’azienda fondata dal nonno – perché crediamo nei giovani talenti e nella loro crescita. Con l’amico Alberto Bresci di Hydrogen abbiamo dato vita ad un contratto triennale con Rebecca per sostenerla in questa fase delicata della sua costruzione. E’ l’unica non professionista entrata a far parte del mondo Hydrogen e ciò testimonia di quanto crediamo nel suo potenziale. Senza esasperazioni ma con la dovuta attenzione, la stessa che l’intero staff che la segue mette ogni giorno sul terreno di gioco e fuori”. “Sono orgogliosa di questa collaborazione – sorride Rebecca – che rappresenta un ulteriore stimolo a far bene. Fino ad ora non avevo mai avuto, ad eccezione delle racchette, dei brand così importanti accanto. Mi sento onorata dell’attenzione che hanno rivolto nei miei confronti”. Nulla è lasciato al caso. Anche sotto il profilo atletico Rebecca è seguita personalmente da Simone Rei. “Posso uscire un attimo dal campo per prendere una bottiglietta d’acqua?”…chiede Rebecca alla sua maestra. Permesso accordato. Un piccolo passaggio che conferma il rispetto tra “docente” e allieva, elemento sul quale dovrebbe sempre fondarsi il rapporto tra chi trasmette esperienza e chi l’assimila. Altro punto in favore del complesso, armonico come un un’orchestra perfetta. Sano e naturale, come chiudono i due genitori: “Pativo troppo nel seguirla durante i tornei – ammette candidamente Fabrizio Amerio – e le trasmettevo tensioni. Questa nuova pianificazione permette ad entrambi una gestione più armonica del quotidiano e dei momenti agonistici”. “Una bella avventura – specifica la mamma – nella quale siamo tutti impegnati con trasporto ma senza assilli. Arriverà dove potrà, prima di tutto per se stessa e soprattutto per il fatto che lo sport trasmette alla persona valori fondanti in un’ottica di vita e costruzione completa del soggetto”. Intanto a nonno Mario brillano gli occhi e si accendono emozioni quando vede il gesto della nipote e sente l’impatto della palla sul piatto corde. Un suono magico che continua ad inseguire anche a 93 anni. E’ lui ad aprirci, quasi correndo, la porta del pallone pressostatico quando ci allontaniamo dal centro dopo i saluti di rito. Magie targate Indoor Club.

di Roberto Bertellino

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