LUCA APPINO E GLI ANEDDOTI SU NADAL, FEDERER E LA JABEUR

Professional coach e talent scout, Luca Appino, riconosciuto in tutto il mondo, con 5 giocatori da lui scelti per l’azienda francese per la quale all’epoca lavorava e poi diventati numeri 1 del mondo, tra cui Rafael Nadal: “Conosco “Rafa” da quando aveva 11 anni e quando arrivò ai 14 dovevamo decidere, con un budget di 100.000 $ a disposizione, se mettere sotto contratto lui o Richard Gasquet, talento di Francia. Al transalpino veniva tutto facile, ma su Nadal c’erano segnali per me fondamentali. Su di lui esisteva un progetto di crescita e con un po’ di naso e anche tanta fortuna la scelta fu una conseguenza, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Lo ricordo qualche anno dopo durante un torneo nel quale per fame e per il prolungarsi del match che precedeva il suo mangiò tre croissant uno dietro l’altro, contravvenendo ai principi della sana alimentazione dell’atleta. Stette male ed uscì dal campo con una crisi di vomito ma da allora, e sulla sua pelle, aveva provato l’importanza del sapersi gestire anche sotto questo punto di vista”.
Anche Federer rischiò di finire sotto contratto con l’azienda che rappresentava Appino: “Mancava solo la firma – ricorda il coach di Favria Canavese – ma Roger disse che non aveva voglia di provare un nuovo telaio e tutto saltò”. Tra le sue scoperte anche la tunisina Ons Jabeur, che portò alla vittoria nel singolare juniors del Roland Garros: “Troppa pressione su di lei dopo quei successi. Ogni giorno telefonavamo Ministri del suo Paese e le televisioni la invitavano ovunque. Difficile gestire quell’improvvisa nuova realtà e sul campo ne pagò subito lo scotto”. Cosa dire della voglia di rientro agonistico di Kim Clijsters, altra giocatrice passata sotto le sue attenzioni professionali?: “Questi comeback sono più consueti nel tennis femminile dove oggi non c’è una vera dominatrice. Le giocatrici forti di un recente passato pensano di poter essere ancora protagoniste. Sarà il campo a dare il verdetto e non so se questo sia un bene per il tennis. L’importante è che si tratti di scelte consapevoli”.

di Roberto Bertellino

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