GIAN MARCO MORONI, IL “GLADIATORE” TRANQUILLO

Gian Marco Moroni era in questi giorni (fino a questa mattina) a Torino, in allenamento al Circolo della Stampa Sporting seguito dal suo preparatore, Riccardo Zacco, e ha respirato l’atmosfera delle future Atp Finals: “Il circolo è molto bello – ha spiegato – e l’idea che sarà parte del grande evento che arriverà in città per 5 stagioni, dal 2021 al 2025, è elettrizzante, già fin d’ora”. Torniamo all’attualità ovvero al 2019 in chiave personale: “Non è stato un anno eccezionale – ammette il giovane giocatore romano – ma credo che potessi aspettarmelo, dopo un ottimo 2018. La crescita deve essere graduale, fatta di esperienze e di cadute, auspico poi di risalite. Non credo ci sia una ragione precisa, anche perché ho fatto tutto con cura. Conto di migliorare il ranking nel 2020, che ancora non so come inizierà per quanto concerne la programmazione”.
Nella serie dei match da ricordare disputati in stagione ce ne sono due in particolare: “Quello contro lo svizzero Laaksonen e quello contro l’argentino Federico Delbonis – prosegue Moroni – nei quali, pur perdendoli al terzo, ho espresso un buon gioco. In particolare con Delbonis ho avuto match point ma non l’ho realizzato”. Un ragazzo serio, Gian Marco, consapevole dei progressi da compiere per fare il salto di qualità: “Sto lavorando per questo, senza abbattermi per i momenti no, compresi gli infortuni e i successivi recuperi. Devo progredire molto dal punto di vista della gestione tattica dei match, perché è evidente che molte sconfitte al terzo set sono legate a tale aspetto. Penso al presente e non faccio voli pindarici per quanto concerne classifica od obiettivi 2020. Con il lavoro i risultati arriveranno”. Quale torneo possiamo definire quello dei sogni per Gian Marco Moroni?: “Ovvio che gli Internazionali per un romano rappresentino sempre qualcosa di magico, così come il Roland Garros, tornei che si giocano entrambi su terra rossa, la superficie sulla quale sono cresciuto. Ma un fascino particolare lo esercita su di me l’Open degli Stati Uniti, la rassegna nella quale vorrei fare meglio in assoluto”.
La determinazione potrebbe essere l’arma in più di Jimbo Moroni: “Sono sempre stato un combattente – conferma il giocatore – e non giudico finita una palla fino a quando effettivamente il punto non è stato assegnato. Su questa base conto di costruire la mia progressione nel tennis mondiale”. Determinato sul terreno di gioco e amante della tranquillità fuori: “Da alcuni anni mi piace dilettarmi con la fotografia, soprattutto paesaggistica e cerco quando sono lontano dalle competizioni di godermi la tranquillità, la famiglia, gli amici e la ragazza. Sono un tipo misurato”.

di Roberto Bertellino

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