MARCO CECCHINATO E LA NUOVA SFIDA

E’ un Marco Cecchinato propositivo quello che sta affrontando questo periodo di quarantena cui tutti siamo sottoposti. Gli ultimi 8 mesi sono stati i più difficili, sanciti dall’uscita dai top 100 dopo circa due stagioni e aver raggiunto il best ranking di numero 16 ATP. Il 27enne palermitano ha dato una svolta al proprio oggi cambiando guida e team: “La scelta è caduta su Max Sartori e sul preparatore atletico che segue anche Andreas Seppi – afferma con il garbo che gli è proprio -, in totale assonanza e condivisione con tutti. Ritengo che Sartori sia l’unico in grado di potermi riportare a buon livello, grazie alla sua grande esperienza, alla fiducia reciproca e alla conoscenza a dir poco datata. Nelle scorse settimane, usufruendo della deroga del potersi allenare per noi atleti, sono stato a Vicenza e mi sono impegnato a fondo seguito dal coach. Un lavoro importante nel corso del quale ho provato sensazioni positive, cosa che non mi capitava da tempo. Avevo un po’ perso le motivazioni e dovevo fare questo tipo di scelta, anche se non è stato facile, dopo tanti anni di collaborazione con alcuni professionisti del mio vecchio team”.

IL FEELING CON SARTORI
Marco Cecchinato e Max Sartori si sono subito intesi: “Avevo già lavorato con lui quando avevo 17 anni e per due stagioni ero stato a Caldaro, dove si allenava anche Seppi, un vero esempio di professionalità e impegno. Persona che oltre alle doti di giocatore abbina quelle di uomo che ha sempre tenuto alto il termine umiltà e ha fatto della tranquillità uno stile di vita. Proprio a Caldaro avevo capito che sarei potuto diventare giocatore e in un certo qual senso era iniziato il tutto. A Vicenza abbiamo impostato il lavoro sull’ordine, tattico, tecnico e mentale. Dovevo ripulire, non tanto imparare. In un certo qual senso avevo bisogno di fermarmi per ripartire”. Ora Cecchinato è a Brescia e si allena fisicamente: “Ho una palestrina in casa e sono con la mia ragazza, Gaia. Faccio un lavoro fisico e di mantenimento. Dopo tanto tennis giocato nelle scorse giornate devo dire che non mi dispiace. Avevo bisogno di un po’ di scarico. Non potendo seguire il calcio, una delle mie passioni preferite, a causa dello stop generale dello sport, mi dedico anche un po’ alla cucina. Specialmente dolci, tiramisù, crostate e qualche pizza”.

L’APICE E LA CADUTA
Dopo il Roland Garros 2018 e un buon inizio di 2019 è arrivata la caduta, via via sempre più evidente: “Sono stati commessi dei piccoli errori, senza dubbio. Anche per quanto concerne la programmazione, come per esempio non andare a fare due tornei pur essendo in tabellone, come Stoccolma e Vienna ed ancora la trasferta sudamericana su terra d’inizio 2020 quando ero già in evidente crisi di motivazione e fiducia. Ciò che mi autorizza a ben sperare in questo momento, in chiave personale, è la presenza di un progetto. Ovviamente il suo sviluppo dipenderà da come si evolverà l’attuale situazione di emergenza sanitaria. Potrebbe anche essere difficile tornare in campo nel 2020. Vedremo e ci adegueremo ma la certezza è che le carriere si sono allungate e ritengo di avere ancora nove – dieci anni a disposizione per tornare a togliermi qualche soddisfazione”.

I FEDELI NEI MOMENTI DIFFICILI
Non sono mancate le persone fedeli anche in questa difficile fase di carriera del giocatore siciliano: “Gaia, che mi è costantemente a fianco, i miei genitori e il mio manager Luigi Sangermano in particolare”. Gli obiettivi di quella che potremmo definire la ripartenza di Marco Cecchinato sono chiari: “Tornare nei top 50 e poter riassaporare il gusto dei centrali più importanti al mondo, su tutti Roma e Parigi. Credo di averne la possibilità perchè non ritengo un caso la semifinale Slam, anche se forse non riuscirò in tal senso a ripetermi, le tre vittorie ATP, le semifinali su erba e cemento, il numero 16 del mondo come massima graduatoria raggiunta. Il sogno invece quello di giocare contro Federer prima che si ritiri, magari proprio sul rosso. Mi sono allenato tante volte con lui ed è un personaggio unico, non solo dal punto di vista tecnico. Credo che trovarselo avversario in partita generi emozioni indescrivibili”.

LE PARTITE PIU’ BELLE
Tante le partite da ricordare: “Ovviamente davanti a tutte quelle di Parigi 2018, a partire dal recupero in primo turno contro Marius Copil. I quarti di finale con la vittoria contro Djokovic rimarranno sempre impressi nella mia memoria. Un altro match indimenticabile e perfetto è stato quello di finale contro Schwartzman a Buenos Aires, vinto 6-1 6-2 al cospetto di uno specialista e davanti ad un pubblico caldo e non certo facile. Bella anche l’affermazione dello scorso anno, in rimonta a Montecarlo e sul centrale contro Stan Wawrinka”.

IL PRIMO TENNIS DI MARCO
Un rapido passo indietro per ricordare come Marco Cecchinato è arrivato al tennis: “Fino a 12 anni mi dividevo con il calcio. Poi mi hanno convinto alla scelta per la racchetta, pienamente e ben presto condivisa, mio cugino e mio zio. I miei genitori sono sempre stati presenti ma non mi hanno mai messo pressione e per questo sarò sempre loro grato. Non sempre capita così nel tennis e nel mondo dello sport”. L’aspetto agonistico è una delle componenti essenziali: “E’ ciò che più mi manca in questo periodo, con la tensione e lo stress che caratterizzano i prepartita. Anche il gusto dell’allenamento e della fatica, che un po’ erano venuti meno nel mio ultimo periodo, sono parti essenziali di questa vita. Adesso però le priorità sono altre, ovvero la salute e il superamento di questa emergenza. Una volta ripartiti spero di tornare a regalare emozioni ai tifosi azzurri, magari simili a quelle provate e trasmesse nel 2018”.

GLI IDOLI DI GIOVENTU’
A Cecchinato non sono mancati gli idoli giovanili ai quali ispirarsi: “Nel tennis Marat Safin, che ho avuto il piacere di conoscere; nel calcio il brasiliano Kakà, già bandiera del Milan, la squadra per la quale faccio il tifo”.

di Roberto Bertellino

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