STEFANO TRAVAGLIA: “ORA DOVEROSO STARE A CASA. ALLA RIPRESA OBIETTIVO TOP 50”

La vittoria del 2019 a Francavilla al Mare (foto Marta Magni)

Determinato, combattente nato, Stefano Travaglia è abituato agli stop forzati, situazioni che ha sempre brillantemente superato ripartendo a volte anche dal basso fino ad arrivare a realizzare l’obiettivo di ogni professionista nel tennis, la top 100 ATP: “All’inizio della scorsa stagione ce lo eravamo posto, io e il mio team, come traguardo – racconta con grande disponibilità il 28enne ascolano – e lo abbiamo raggiunto. Essere tra i migliori 100 significa avere maggiori sicurezze anche dal punto di vista economico, poter fare gli ATP 250 e le qualificazioni negli ATP 500 ed in qualche Masters 1000. Ovviamente essere nei tabelloni Slam. Quella che stiamo vivendo è una sosta atipica, anche se per ragioni diverse l’ho già vissuta, come quando nel 2016 sono stato fermo per tre mesi in casa e senza nemmeno potermi muovere per un problema alla schiena. La differenza è che oggi non abbiamo certezze su quando si sbloccherà il quadro emergenza mentre quando sei infortunato c’è sempre una luce (referto, tempistiche di ripresa ecc..) che aiuta a programmare”.

ALLENAMENTI FISICI A CASA
L’attuale numero 86 del mondo, best ranking di 74 ATP, è nella sua casa di Ascoli Piceno, in compagnia della fidanzata e prossimo avvocato Maria Paola: “Dopo essermi allenato sul campo fino ai primi di aprile, quando era possibile farlo – ora eseguo solo esercizi di mantenimento, cercando di tenere oliata la macchina, in particolare polso, gomito, spalla. Quando ci sarà la ripartenza bisognerà farsi trovare pronti soprattutto dal punto di vista fisico. La manualità con la racchetta non sarà un problema. Seguo le direttive del mio preparatore atletico, Davide Cassinello e del mio coach Simone Vagnozzi”.

GLI INIZI
Stefano Travaglia è arrivato al tennis all’età di 6 anni seguendo le orme dei genitori, Enzo e Simonetta, entrambi maestri di settore: “Un feeling naturale – sottolinea – che mi ha portato ben presto a fare agonismo, con esperienze prima a Jesi poi in Argentina”. Scelta di vita importante quella sudamericana, affrontando i primi futures: “Non facile perché è certo più comodo stare a casa. I miei genitori l’hanno però subito assecondata facendo anche importanti sacrifici e finanziandomi alcune stagioni. Senza questo supporto non sarei diventato ciò che sono oggi”.

WIMBLEDON 2017
Nel 2017 la prima conquista di un tabellone Slam, a Wimbledon, senza alcuna esperienza specifica sull’erba: “Un po’ la fortuna del principiante – prosegue Travaglia – favorita dal gusto della prima volta. Un bel torneo nel quale sono entrato in main draw superando Polansky nel quinto set del match decisivo per poi perdere in tabellone, al termine di un’altra lotta, contro Rublev. La prima sensazione è stata quella di aver alzato il livello, fondamentale in ottica futura”. Un 2019 che ha rappresentato la svolta definitiva: “Lo abbiamo preparato bene ad Alicante e i risultati sono subito arrivati, vedi il secondo turno agli Australian Open. Ho proseguito bene negli Atp 250 e nei Challenger cogliendo due vittorie importanti come a Francavilla e Sopot. Mentre nel 2018 avevo vinto il Challenger di Marbella ma poi non ero riuscito a confermarmi nelle settimane successive, la scorsa stagione mi ha visto trovare quella costanza di rendimento necessaria ad operare il cambio di passo. Dovrò proseguire su questa strada”.

IL RELAX
Ogni tanto occorre staccare: “Mi piace stare a contatto con la natura andando in montagna a fare una camminata di alcune ore, così come andare a pesca con mio padre”. Viaggiare non è un peso, soprattutto quando non si è da soli: “Per anni l’ho fatto da solo e a volte nei lunghi tragitti un po’ ho sentito la fatica. Oggi viaggio quasi sempre in compagnia, del mio staff o dei miei genitori o della mia ragazza e la cosa è decisamente più piacevole”.

L’ESEMPIO DI DAVID FERRER
L’idolo di sempre, nel tennis, è per Travaglia un giocatore spagnolo: “David Ferrer, senza dubbio, per il grande impegno che ha sempre messo nel quotidiano e la sua capacità di alzare costantemente il livello, migliorando stagione dopo stagione. Mi ci sono allenato alcuni anni fa e l’ho anche affrontato in torneo, perdendo 7-6 al terzo. Gli altri sport li seguo poco, interessandomi un po’ al basket e alla pallavolo. Travaglia non ha una superficie preferita: “L’erba mi piace ma non posso dire di conoscerla così bene perché ci ho giocato poco. Sulla terra ho più tempo ma a volte vado fuori giri. Sul cemento spingo di più. Nel complesso sono versatile anche se mi occorrono 4-5 giorni di allenamento per adattarmi alla nuova superficie. E’ successo anche recentemente nella bella esperienza in Davis a Cagliari contro la Corea del Sud. Giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, mi sono sentito sempre meglio. Un bel gruppo il nostro, e grande la soddisfazione personale per l’esordio e la vittoria pur se a punteggio acquisito”.

L’ATP CUP E LA VITTORIA SU FRITZ
In Australia, quest’anno, un’altra grande impresa, contro gli Stati Uniti in ATP Cup: “Uno dei successi più importanti in carriera, contro un grande giocatore come Taylor Fritz. Non ho mollato e portato a termine il match sfruttando le opportunità avute. Ho chiuso quando dovevo. Non così contro Auger Aliassime, qualche settimana dopo. Ho avuto due match point e non ho chiuso ma anche in questo caso ho acquisito ulteriore consapevolezza del livello raggiunto”. Una speranza e un auspicio in questa fase drammatica: “Che si ritrovi il prima possibile la normalità, considerando in primo piano oggi la salute, personale, dei miei familiari e della platea mondiale, prima dello sport, del tennis e di qualsiasi altra cosa. Per ridurre i tempi è fondamentale continuare a stare a casa”.

di Roberto Bertellino

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