E’ BUFERA SU DJOKOVIC E L’ADRIA TOUR. DOPO DIMITROV POSITIVI AL COVID 19 ANCHE CORIC E TROICKI

E’ bufera su Novak Djokovic e sul “suo” Adria Tour, circuito esibizione iniziato due settimane fa a Belgrado e sospeso domenica prima della finale non disputata della seconda tappa a Zara che avrebbe dovuto vedere in campo proprio il n° 1 del mondo ed il russo Andrey Rublev. Tutto bloccato per la dichiarata positività al COVID-19, esternata qualche ora prima sui social, di Grigor Dimitrov, uno dei protagonisti della prima tappa e tra gli annunciati presenti alla seconda, poi costretto al forfait e al rientro nella sua residenza di Montecarlo. Ieri mattina anche Borna Coric, e sempre sui social, ha dichiarato la stessa positività al coronavirus che ha stravolto anche il tennis e lo sport mondiale, invitando al test di controllo tutti coloro che sono stati in contatto con lui negli ultimi giorni. Positivi, secondo i media serbi, anche due membri dello staff di Novak Djokovic , ovvero Marco Panichi, il suo preparatore atletico italiano, e uno dei suoi allenatori, Kristijan Groth. Sembra che Djokovic e famiglia siano rientrati subito a Belgrado per sottoporsi agli esami di rito (oggi gli esiti n.d.r) senza averlo fatto a Zara. Nella serata di ieri si è aggiunto alla lista anche Victor Troicki, altro partecipante al tour, nonchè la moglie. Le critiche sull’organizzazione e sulla leggerezza di alcuni comportamenti, arrivate anche da giocatori illustri come Nick Kyrgios e Kiki Bertens, hanno quindi trovato terreno sempre più fertile. Sia a Belgrado che a Zara il pubblico, senza le mascherine e senza il rispetto delle norme di distanziamento sociale, ha fatto bella mostra di sé come se nulla fosse accaduto in questi mesi terribili. Il 17 volte campione Slam ha ribattuto che nulla è stato fatto in spregio alle normative sanitarie dei Paesi nei quali si sono svolte le due tappe (Serbia e Croazia) dell’Adria Tour. Tesi in effetti difficile da confutare. Meno facile invece sostenere la necessità di esibirsi in discoteca a stretto contatto con pubblico e colleghi nella notte di Belgrado post primo evento e rilasciare una pubblica intervista, venerdì scorso a Zara, attorniato da giovanissimi e con sullo sfondo Zverev, Coric e Dimitrov. Alcuni dei protagonisti dello stesso circuito, Cilic e Zverev, hanno dichiarato di essere risultati negativi ai test e di essersi messi in quarantena personale per due settimane. Negativo anche Dominic Thiem, vincitore della tappa di Belgrado e nel fine settimana appena concluso catapultato in Costa azzurra per il secondo atto di un altro torneo esibizione, l’Ultimate Tennis Showdown, organizzato con altre normative sanitarie, presso l’Accademia di Patrick Mouratoglou. L’austriaco è stato sottoposto al test prima di giocare ed è risultato perfettamente abile. Nei fatti il tennis mondiale trema temendo un potenziale “effetto domino” nel momento in cui ATP, WTA e ITF stanno pianificando il rientro ad alti livelli, fissato nel maschile il 14 agosto (Washington) e nel femminile il 3 agosto (Palermo). Un Djokovic, che ricordiamo meritevole di donazioni importanti nella sua terra e in Italia nella fase acuta della pandemia, che forse è incappato nella sindrome del superuomo con atteggiamenti un po’ ondivaghi nell’ultimo periodo. Da una parte infatti ha criticato le eccessive norme previste dall’USTA e dagli US Open per mettere in cantiere lo Slam statunitense, poco pensando ai colleghi meno fortunati di cui dovrebbe essere massimo rappresentante e che hanno bisogno anche economico di tornare in campo, peraltro sostenuti da un fondo da lui stesso promosso. Dall’altra ha esagerato in esuberanza nell’organizzazione dell’Adria Tour che lo ha visto impegnato in prima persona accanto al proprio staff e al fratello Djordje.
Momento di ardua gestione della sua immagine anche dopo le dichiarazioni del padre Srdjan che solo la scorsa settimana aveva invitato Roger Federer a dedicarsi ad altro vista l’età.

di Roberto Bertellino