ARNABOLDI, SOGNANDO ANCORA L’ERBA DI WIMBLEDON

La soddisfazione di Andrea Arnaboldi (foto Marta Magni)

Trentadue anni e non sentirli, o meglio usarli per mettere l’esperienza acquisita al servizio dell’oggi, che ancora lo vede tra i protagonisti del tennis azzurro e internazionale e potrebbe diventare un domani ancora più importante, ancora tutto da disegnare. Questa la nuova realtà di Andrea Arnaboldi, canturino tornato alle origini ovvero ad allenarsi presso il circolo di casa (Tennis Cantù) con uno dei suoi primi maestri, Giorgio Mezzanzani. Alla ripresa agonistica dopo il lungo stop per emergenza sanitaria, Andrea Arnaboldi è giunto in finale agli Assoluti di Todi, battuto da Lorenzo Sonego: “Una bella settimana – ha commentato qualche giorno dopo – che ha confermato quanto abbia lavorato bene in questo periodo. Cinque belle partite che mi hanno fatto tornare il sorriso. Molto delicata e importante, in particolare, quella vinta nei quarti contro Federico Gaio, dopo aver annullato match point. In semifinale successo netto contro Andrea Vavassori al termine di un match ben interpretato e nel quale lui mi ha dato obiettivamente una mano commettendo tanti errori, poi in finale avrei potuto fare un po’ di più. Bilancio in ogni caso molto positivo”.

LA RIPRESA DOPO LA LUNGA SOSTA
Tornare in campo a competere non era facile, dopo tanta astinenza agonistica: “Per nessuno – conferma il mancino lombardo – ma devo dire che tutti ci siamo calati bene nella situazione ed abbiamo dato il massimo. Personalmente mi sono tenuto in forma fisicamente durante il lockdown supportato dai consigli del mio preparatore atletico, Stefano Viganò, e questo è risultato basilare alla ripresa”.
Gli Assoluti hanno messo in luce alcuni volti nuovi del tennis azzurro confermando il trend di crescita generale: “Un momento fantastico per il movimento maschile, dall’altissimo livello ai giovani emergenti, vedi mio cugino Federico ed altri come Luca Nardi. Uno stimolo a far bene e non sedersi anche per noi esperti”. La stagione intanto sembra che possa partire anche su scala internazionale: “Per ora continuerò a tenermi agonisticamente impegnato con la serie A1 a squadre nelle fila del TC Cremona, poi speriamo che tutto possa riprendere ancora da Todi, il 17 agosto, con un Challenger”.

IL MAGICO 2015
Un passo indietro per ricordare uno dei migliori anni di carriera di Andrea Arnaboldi, il 2015, con il secondo turno al Roland Garros, e uno in avanti: “Prima Roma, poi Parigi. Certo un bel passaggio del mio percorso. Spero di potermi migliorare e di superare il best ranking di numero 153 ATP. Fondamentale è star bene fisicamente per poter esprimere il proprio potenziale. Dal 100 al 300 giochiamo ormai tutti bene sotto il profilo tecnico. La differenza la fanno la continuità e la forza mentale”.

SI PUO’ CRESCERE ANCORA
La possibilità di progredire anche a 32 anni è un altro fattore che può aiutare a pensare positivo: “Sono arrivato molto presto su un campo in rosso seguendo la passione per il tennis di mio padre e questa è rimasta immutata nel tempo. Invecchiando si acquisisce più consapevolezza di quello che si deve fare in campo e la maturità può aiutare ad affrontare determinate situazioni. Le carriere inoltre si sono allungate e per ora non penso al dopo anche se mi piacerebbe comunque rimanere nell’ambiente dopo essere riuscito a togliermi nelle prossime stagioni qualche altra soddisfazione”.

L’IDOLO GIOVANILE E IL BEL TENNIS
Il primo idolo di Andrea Arnaboldi, mancino con la racchetta ma ambidestro nella vita, è stato un certo Pete Sampras. Come nel caso del grande americano Arnaboldi è stato ed è unanimemente definito nell’ambiente un giocatore bello da vedere: “Mi hanno sempre fatto piacere i commenti positivi sul mio tipo di tennis, anche se poi devi tradurre l’estetica in risultati. Mi piaceva Sampras, ovvio, poi quando cresci hai sempre meno idoli. Ora cerco anche di trasferire un po’ della mia esperienza a mio cugino Federico, un ottimo prospetto. Tra i sogni anche tornare a Wimbledon, in tabellone. Il mio tennis è adatto alle superfici un po’ più veloci mentre fatico sulla terra rossa lenta”. Per gli esteti e non solo, dunque, un giocatore da ammirare per delicatezza di tocco, varietà di soluzioni e capacità di esprimersi anche a rete con la sapienza dei più dotati. L’auspicio è rivederlo presto alla soglia e magari dentro la fatidica “cifra” dei top 100. Altro fattore che fa la differenza.

di Roberto Bertellino