DJOKOVIC SOFFRE MA BATTE SHAPOVALOV IN TRE SET

Nole Djokovic non fa sconti confermandosi cinico e chirurgico nei passaggi chiave dei match, soprattutto di quelli che contano. Quello di oggi apparteneva perfettamente alla categoria perché in palio c’era l’ennesima finale Slam e a Wimbledon, dove difende il titolo conquistato nel 2019 in modo rocambolesco contro Roger Federer. Insegue i record il serbo, sempre più numero 1 del mondo, in particolare quello degli Slam messi in bacheca in carriera (ad oggi è indietro di uno solo rispetto ai 20 di Federer e Nadal), ed ancor di più quello del Grande Slam in una sola stagione, dopo le vittorie stagionali agli Australian Open e a Parigi. Opposto nella seconda semifinale del programma odierno al mancino canadese Denis Shapovalov, Djokovic ha patito in alcuni momenti l’estro del rivale ma ha sempre saputo bloccarne la vera rappresentazione, in parte aiutato dalle titubanze altrui. Come nel primo set, quando Shapovalov avanti di un break è andato a servire per chiuderlo sul 5-4. Solido il numero 1 del mondo, improvvisamente confusionario il tennis del canadese, peraltro talento fulgido e bello da vedere nelle sue migliori espressioni. La prima frazione si è così decisa al tie-break e a vincerlo è stato “Nole”, bravo nel reagire al mini-break iniziale subito. Nella seconda altre palle break in favore di Shapovalov, regolarmente annullate dal numero 1 del ranking anche con repertorio assortito. La prima palla break del parziale per Djokovic è arrivata sul 5-5, incassata immediatamente grazie ad un doppio fallo (il primo del set) del suo avversario. Rapido spostamento di prospettiva, con Djokovic al servizio e nessuna titubanza, per il vantaggio di due set a zero (7-6 7-5). Nel game finale tutto più difficile per il canadese e tutto più in scioltezza per il serbo, in evidenza anche con un attacco in controtempo e un serve & volley. Palese il nervosismo del 22enne giocatore mancino nato a Tel Aviv e residente alle Bahamas, al termine delle due prime frazioni, con tanto di battibecco con il giudice di sedia più per allentare lo stress che per reale convinzione. E’ ripartito Denis nonostante tutto, tenendo il proprio servizio e salendo 30-0 su quello successivo di Djokovic, poi 40-15 con altre due palle break. La prima annullata con un servizio vincente da Djokovic, la seconda sfumata con un lob uscito di poco nel tentativo di superare il serbo a rete. Altra opportunità poco dopo (l’11esima del match). Djokovic l’ha vanificata con un ace, subito replicato e alla fine ha incamerato il game, per l’1-1, salutato da un urlo belluino. Nel terzo game reazione d’orgoglio di “Shapo” che ha annullato due opportunità di fuga al nobile rivale, portandosi 2-1. I due hanno camminato di pari passo fino al 5-5, poi ecco un nuovo innalzamento di tono di Djokovic, per il break. Sul 6-5 e servizio “Nole” non ha fallito, chiudendo con un ace e centrando la settima finale di carriera a Wimbledon, la 30esima Slam. Domenica cercherà la sesta vittoria nel torneo su erba più importante al mondo, per lui e per la storia. Applausi al termine per Shapovalov, che ha capito di essere sempre più competitivo ma al quale manca ancora un piccolo step per tradurre in risultati questa capacità di mettere in difficoltà anche i più grandi. A Torino, nelle ATP Finals di novembre potrebbe essere una delle stelle. Uscita dal campo con lacrime, la sua, mentre Djokovic poco dopo lo ha lodato: “Il punteggio non dice dell’equilibrio in campo. Nel primo set ha giocato meglio lui e a tratti anche nel secondo. Il futuro è suo. Per me questo è un campo speciale, quello dei miei sogni. Non devo pensare alla 30esima finale Slam ma a come presentarmi pronto per vincerla”. Berrettini è avvertito.

di redazione