DJOKOVIC VERSO IL MITO

Djokovic è tra le stelle, al di là del piacere o meno che generano le sue vittorie. Ha qualcosa in più di tutti, anche di Federer e dello stesso Nadal. Ora possiamo dirlo, con i numeri ad evidenziare il concetto. Sesto Wimbledon vinto, il terzo consecutivo, 20° Slam come gli altri due citati “mostri sacri”. Era dal 1969 che un giocatore non vinceva tre tornei “major” nello stesso anno e agli US Open il n° 1 del mondo cercherà l’impresa che ha un nome quasi da pronunciare in silenzio, perché fa parte del patrimonio degli “dei”…Grande Slam. Solo in due sono riusciti a conquistarlo, Donald Budge, nel 1938 da dilettante e Rod Laver, in due occasioni (nel 1962 da dilettante e nel 1969 quando il tennis era già entrato nell’era Open). Gli Slam targati Novak Djokovic sono 9 agli Australian Open, 6 a Wimbledon, 2 al Roland Garros e 3 agli US Open, l’ultimo nel 2018.
A Flushing Meadows, dove lo scorso anno il serbo venne squalificato per aver colpito accidentalmente una giudice di linea, Novak Djokovic arriverà con motivazioni ancora più alte delle solite e vista la capacità ribadita ieri di gestire le emozioni, partirà ovviamente da favorito. La sua versatilità di dare il meglio su più superfici ha quasi dell’innaturale. E’ il miglior ribattitore al mondo, ma anche colui che mette in campo recuperi impossibili. Serve chirurgicamente quando le situazioni si fanno pericolose. Quando viene a rete sa stupire anche con stop volley d’alta scuola. Quasi impossibile trovare pecche nel suo tennis e anche nella tipica arroganza di chi è emblema di una terra arcigna e dalle grandi contraddizioni come quella dalla quale proviene. La sua grandezza, e non è cosa da poco, sta anche nel riconoscere il valore degli avversari: “E’ stata più di una battaglia oggi – ha detto Nole al termine – e complimenti a Matteo per il tennis potente che ha saputo esprimere. Ne porto i segni sulla pelle. Vincere Wimbledon è sempre stato il mio più grande sogno da bambino e sono contento di ripetermi non dando nulla di scontato. A casa quando ero piccolo mi costruivo questo trofeo con materiale di fortuna”. Eguagliati Roger Federer e Rafael Nadal, assente a Wimbledon in questo 2021: “Devo un grande tributo ad entrambi che rappresentano delle autentiche leggende. Sono a questo livello grazie a loro, dai quali ho imparato cosa dovevo fare mentalmente, tatticamente e fisicamente per crescere. Dal 2010, quando sono salito tra i top, è iniziato un incredibile viaggio che non si ferma qui”. Il Grande Slam?: “Posso immaginarmi che possa succedere, lo spero e ci proverò senza dubbio. Gioco il mio miglior tennis nei tornei del Grande Slam e questa è la mia priorità di carriera arrivato a questo punto. Non lascerò nulla di intentato”. Il pubblico lo segue ma non lo ama troppo, questo è il suo cruccio. Anche ieri la folla era dalla parte di Matteo Berrettini durante il confronto, poi si è sciolta in fase di premiazione perché non è possibile riconoscere il suo peso specifico. La sua forza è anche quella del clan nel quale ieri spiccava anche la figura di Goran Ivanisevic, croato e in trionfo da wild card esattamente 20 anni fa sullo stesso campo.  

di Roberto Bertellino