A CINCINNATI VINCE ASHLEIGH BARTY

Una finale inedita nel WTA 1000 di Cincinnati. Protagoniste la prima della classe, Ashleigh Barty, australiana dal tennis atipico fatto di tocchi, back e mille soluzioni, e la svizzera Jil Teichmann, mai così in alto in tornei di tale livello. Dell’australiana che aveva anche abbandonato il tennis per dedicarsi al cricket e poi è tornata al primo amore per cogliere anche due titoli Slam, conosciamo molto, della sua avversaria poco. A Cincinnati la 24enne nata a Barcellona da genitori svizzeri ed attuale n° 76 WTA ha battuto ottime giocatrici.  In sequenza l’esperta Sorana Cirstea, l’americana di origine croata Bernarda Pera, la n° 2 del seeding Naomi Osaka e nei quarti la connazionale Belinda Bencic, fresca di titolo olimpico. In semifinale l’ultimo capolavoro, il successo sulla ceca Karolina Pliskova strappandole in quattro occasioni il temibile servizio. In carriera Jil Teichmann vanta due titoli del circuito maggiore, tra cui Palermo 2019, e il best ranking di n° 40 ATP. In perfetta parità il bilancio dei match disputati quest’anno, cadenzato anche da diversi infortuni, che recitava prima della finale di Cincinnati 13-13. La cronaca: equilibrio fino al 3-3, poi break per il 5-3 in favore della Barty che con il successivo servizio ha chiuso la prima frazione anche con uno spettacolare recupero sul punto del 30-15. Un altro break della n° 1 del mondo, in apertura di secondo set, ha indirizzato sempre più la contesa verso di lei. Rapido 3-0 Barty, con secondo break, e Teichmann trattata dal “fisio” per un problema al piede destro. Al rientro solo Barty (5-0 e servizio). Piccolo passaggio a vuoto (5-1), subito rimediato per il sigillo dopo 1 ora e 13 minuti. Un’australiana non vinceva a Cincinnati dal 1973 e in quell’occasione era stata Evonne Goolagong ad alzare il trofeo: “Grazie a tutti – ha detto Ashleigh in premiazione – anche per come avete gestito i momenti difficili di questa settimana, con il meteo sfavorevole. Complimenti a Jil perché è questo il livello che le appartiene”. Il pensiero vola già a New York.

di Roberto Bertellino