PROMOSSI AL 2° TURNO DEGLI US OPEN BERRETTINI, MUSETTI, SEPPI E SINNER. MALE SONEGO

Una giornata molto italiana quella che sta entrando nella notte nostrana, in tinte chiaroscure. Promossi al secondo turno Matteo Berrettini, Andreas Seppi, Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. Bocciati invece Stefano Travaglia, Salvatore Caruso e soprattutto Lorenzo Sonego.
Non è stata una passeggiata ma alla fine ha chiuso il suo match d’esordio in tre set Matteo Berrettini, alla quarta presenza nel tabellone principale nella Grande Mela dove nel 2019 raggiunse una splendida semifinale, fermato solo da Nadal poi vincitore del titolo. Il 25enne romano, n.8 del ranking e sesta testa di serie, si è imposto per 76(5) 76(7) 63, in due ore e mezza esatte di gioco, sul francese Jeremy Chardy, n.70 ATP, alla tredicesima partecipazione con gli ottavi del 2015 come miglior risultato. L’azzurro si era aggiudicato con due tie-break l’unico precedente con il 34enne di Pau, disputato al primo turno del torneo indoor di Marsiglia nel 2019. Ed ancora un tie-break ha deciso un primo set dove l’unica palla-break l’ha concessa e salvata Matteo nel sesto gioco: Jeremy è volato sul 4-1, è stato ancora avanti per 5-3 ma poi il numero uno azzurro ha vinto tutti gli ultimi quattro punti chiudendo 7-5. Chardy ha annullato due palle-break nel secondo gioco del secondo parziale e poi è stato lui a togliere la battuta a Berrettini salendo 3-1. Il tennista romano ha fallito due chance di riprendersi il break nel sesto game ed un’altra nell’ottavo ma nel decimo ha riagguantato il suo avversario (5-5) dopo avergli annullato un set-point. Nel dodicesimo gioco è stato Matteo a fallire due set-point e così è stato un altro tie-break a decidere. Berrettini ha salvato – con un pizzico di fortuna – un altro set-point (il secondo) sul 6-5 per il francese: Chardy ha fatto altrettanto sul 7-6 ma alla fine è stato l’azzurro a chiudere per 9-7. Nella terza frazione Matteo ha strappato la battuta al suo avversario nel quinto gioco e poi, dopo aver rischiato il contro-break, è salito 4-2: è stato l’allungo decisivo con Berrettini che ha chiuso 6-3 con un altro break.  Per l’azzurro solita grande prestazione al servizio con 17 ace contro un solo doppio fallo, il 67% di prime in campo con il quale ha ottenuto l’81% dei punti ed il 70% di punti conquistati anche con la seconda. Matteo ha messo a referto 37 vincenti contro 15 gratuiti (37 contro 39 per il francese). Al secondo turno il tennista allenato da coach Vincenzo Santopadre – sorteggiato proprio nel quarto presidiato dal n.1 del mondo Djokovic che lo ha stoppato in finale a Wimbledon lo scorso luglio e che a New York va a caccia del Grande Slam – troverà il francese Corentin Moutet, n.88 ATP (sfida inedita), alla quarta presenza newyorkese dove difende il terzo turno di dodici mesi fa. Il 22enne di Neuilly-sur-Seine ha infatti battuto per 64 75 76(3), in due ore e 34 minuti, Stefano Travaglia, n.100 ATP.
Eroico “marathon man” Andreas Seppi, al 65esimo Slam consecutivo (il 66esimo complessivo). Il 37enne di Caldaro, numero 89 ATP, ha superato 26 75 64 26 76(13), dopo oltre quattro ore di lotta, l’ungherese Marton Fucsovics, n.41 ATP, alla sesta presenza in questo torneo (terzo turno raggiunto nella passata edizione), dopo aver annullato ben cinque match-point nel tie-break decisivo. Andreas, che era arrivato per primo al match-point, nel dodicesimo game, ne ha falliti altri quattro nel tie-break prima di chiudere al sesto complessivo. L’altoatesino – alla diciottesima avventura sul cemento di Flushing Meadows, dove per tre volte ha raggiunto il terzo turno: nel 2008, 2013 e 2015 – troverà ora sulla sua strada il polacco Hubert Hurkacz, n.13 del ranking e 10 del seeding, approdato al secondo turno per la terza volta in quattro partecipazioni. Tra i due non ci sono precedenti.
Bene anche Jannik Sinner, che alla sua terza partecipazione al tabellone principale ha centrato la prima vittoria. Il 20enne di Sesto Pusteria, n.16 ATP e 13esimo favorito del seeding, ha battuto per 64 62 46 62, in due ore e 32 minuti di gioco, l’australiano Max Purcell, n.191 ATP, in gara con una wild card. L’altoatesino aveva vinto l’unico precedente con il 23enne di Sydney disputato al primo turno degli Australian Open del 2020: stavolta gli ha concesso un set, pagando dazio per il passaggio a vuoto con il break subito in avvio di terzo set, ma niente di più. Al secondo turno Sinner attende il vincente di Cecchinato-Svajda.
Buona la prima per Lorenzo Musetti, all’esordio in tabellone agli US Open dove è stato finalista a livello junior nel 2018. Il 19enne di Carrara, n.60 ATP, ha battuto per 67(5) 64 61 63, in poco più di due ore e mezza di partita, lo statunitense Emilio Nava, n.385 ATP, in tabellone grazie ad una wild card (pure per lui prima volta a Flushing Meadows). Quella fra il 19enne di Carrara e il californiano classe 2001 (compirà 20 anni a inizio dicembre) era la prima sfida nel circuito maggiore (Lorenzo da Carrara aveva sconfitto il tennista di West Hills nella finale degli Australian Open junior 2019). 
Nulla da fare invece per Lorenzo Sonego, irriconoscibile nei momenti delicati della partita, sconfitto dopo aver vinto al tie-break il primo set ed essere stato in vantaggio per 5-2 nel secondo, 4-1 nel terzo e 4-0 nel quarto. In tali momenti topici al torinese, che ha anche sofferto di crampi a metà partita con medical time-out relativo, a Lorenzo sono mancati i suoi colpi migliori, ovvero il diritto e il servizio. Oscar Otte ne ha approfittato rimanendo sempre nel match e facendo giocare il classico colpo in più a Sonego che ha quasi sempre sbagliato. Una sconfitta sulla quale meditare a lungo perchè avrebbe potuto e dovuto chiudere il match in tre set.
E’ andata male anche a Salvatore Caruso, alla sua seconda presenza nel main draw dopoche lo scorso anno aveva saputo spingersi fino al terzo turno, fermato da Rublev. Il 28enne di Avola, n.113 ATP, ha lottato come un leone ma ha ceduto per 61 61 57 63, in due ore e quaranta minuti, al giapponese Kei Nishikori, n.56 ATP, alla sua undicesima partecipazione in questo torneo, proprio quello in cui il 31enne di Shimane vanta i migliori risultati a livello Slam con la finale 2014 e le semifinali nel 2016 e 2018.Tra i due non c’erano precedenti. I primi due set sono stati un monologo del nipponico che se li è aggiudicati entrambi per 6-1 concedendo poco o nulla al siciliano. Nel terzo parziale, invece, qualcosa è cambiato, soprattutto per Nishikori, che ha iniziato a regalare qualcosa: Caruso ha salvato una palla-break parente prossima di un match-point nel settimo gioco e nel dodicesimo, sull’unica chance concessa dal giapponese in tutto il set non si è fatto sfuggire l’occasione di dimezzare lo svantaggio (7-5). Nella quarta frazione Caruso ha recuperato per due volte un break di svantaggio ma dal 3 pari Nishikori è tornato quello dei primi due set e non c’è stato più nulla da fare (6-3).

di redazione