GIULIA CAPOCCI E LA PASSIONE PER IL TENNIS

Giulia Capocci è una toscana di Valdarno (paese tra Arezzo e Firenze) che ha imparato a vivere ed amare Torino e il Piemonte, terre che da un po’ di tempo ne ospitano ormai vita e allenamenti: “Volevo cambiare – ha detto la giocatrice di tennis in carrozzina – e provare a vedere se era possibile praticare la specialità ad alto livello fuori dalla mia regione. Così sono arrivata in Piemonte per motivi professionali, collaboro con un’azienda di settore (la LAB 3.11 di Costantino Perna) e ho cercato un appoggio tecnico (coach) trovando in Stefano Dolce un approdo sicuro. Il nostro è subito risultato un lavoro sinergico e ha dato i frutti sperati”. Giulia Capocci, infatti, nel 2019 è salita sulla poltrona mondiale numero 4 di tennis in carrozzina partecipando ai quattro Slam e centrando anche la finale di doppio a Wimbledon. Tre di questi grandi eventi li ha disputati proprio a fianco di Stefano Dolce: “Ho cercato di lavorare sulla tattica più che sulla tecnica, con Giulia – ha sottolineato il tecnico nazionale FIT -. E’ una tennista particolare e atipica perché gioca come un’atleta in piedi. Sono stato io a dover imparare da lei, più che il contrario, cercando di far tesoro della sua esperienza nel mondo del tennis in carrozzina. Per questo le sono grato e la ringrazio per l’opportunità che mi ha offerto”. Giulia Capocci, dopo gli US Open 2019, ha dovuto fermarsi a causa di problemi fisici e ha subito anche un’operazione. E’ ancora nella fase di recupero e non vuole fare proclami, anche se la voglia di riprovarci è tanta, da innata e indomita guerriera: “Lo spero anche se per tornare ad alto livello occorre essere a posto sotto ogni punto di vista e per arrivare a tale traguardo bisogna sottoporsi ad allenamenti costanti, cosa che il mio fisico ancora non permette. Ogni tanto riprendo la racchetta e l’emozione è tanta perché la passione è rimasta immutata”. Torniamo a quelle provate a Wimbledon 2019: “Un’esperienza incredibile – ricorda – anche solo entrare nel Tempio e sentire la storia che ti avvolge. Non parliamo poi della cornice di pubblico che ha assistito alla finale, da far tremare i polsi”. Una passione, quella per il tennis, che ha origine lontane: “Da piccolina – sottolinea la toscana – poi lasciata per un po’ a causa della malattia e ripresa nel 2016 in carrozzina”. Strumento che necessita di essere sempre più affinato, operazione alla quale Giulia ha collaborato attivamente permettendo grandi migliorie di settore. Il sogno dell’atleta è chiaro: “Giocare ancora una finale Slam, a Wimbledon, ma in singolare”. Intanto le ATP Finals di Torino sono tutte da vivere: “Un’occasione per dare ulteriore linfa al movimento del tennis italiano, già in forte crescita. Per noi che viviamo a Torino, poi, una vera e propria manna”. Il giocatore ideale di Giulia Capocci è Roger Federer. In campo femminile Serena Williams: “Mi rivedo in lei per l’aggressività in campo, la capacità di impostare lo scambio in modo da poterlo sempre comandare. Mai passiva e sempre propositiva”. 
Ieri Giulia è stata ospite dello Stand di Tuttosport in piazza San Carlo (Fan Village delle ATP Finals) ed è stata intervistata dal collega Piero Guerrini.

di redazione