LE FINALS DI OMAR CAMPORESE

Omar Camporese, bolognese ex numero 18 del mondo, è tornato a Torino nella veste di commentatore Rai per le Nitto ATP Finals. Un’esperienza che definisce assolutamente positiva, sotto tutti gli aspetti: “Bellissima – esordisce – che è andata al di là delle mie stesse aspettative. Spero proprio di poterla ripetere in occasioni future”. Un impegno assorbente per oltre una settimana: “Sotto ogni punto di vista tanto da vivere l’evento in due sedi, al Palazzo per commentare e in albergo per riprendere fiato. Torino non ho avuto modo di visitarla, anche se so che è molto cambiata rispetto a quando la vivevo, da giocatore nella vicina Moncalieri e alle Pleiadi. L’atmosfera è però quella delle grandi occasioni e per me si tratta di un ritorno pieno di significati perché qui ho trascorso i miei migliori anni di carriera. Ero già tornato ma solo per due giorni a settembre, in occasione dell’inaugurazione del ristrutturato Campo Stadio alla Stampa Sporting ed avevo visitato il Museo Egizio con mia figlia”. Parliamo di Finals e delle impressioni che le stanno generando: “Ottime dal punto di vista dell’impatto scenico. Bello il Pala Alpitour, alto il livello organizzativo. Non vedevo il tennis dal vivo da tanto tempo. Per quanto riguarda i protagonisti direi che solo tre sono all’altezza dei Masters che ricordavo. Parlo nello specifico di Novak Djokovic, Daniil Medvedev e Alexander Zverev. Gli altri mi sembrano un gradino più in basso e non paragonabili ai nomi nobili del mio periodo, quello di Becker, Edberg ecc…e dopo di Sampras, Agassi, Courier. D’altra parte solo due dei presenti hanno vinto un torneo Slam e in quattro le Finals in precedenza. Ritengo in ogni caso che Djokovic e Medvedev abbiano qualcosa in più rispetto al resto del gruppo, soprattutto in termini di piano B, piano C, piano D, ed ancora altri. Le variabili che possono inserire nello scambio sono molte e riescono a fare la differenza. Negli altri giocatori vedo tanta potenza, colpiscono la palla con veemenza, ma poca strategia e attenzione all’aspetto tattico del gioco e in genere degli incontri. Ovvio che sia meno facile di un tempo curare questi aspetti in ragione delle velocità aumentate ma a mio parere è anche una questione di abitudine a inserire nel proprio bagaglio tecnico cose nuove e diverse. A volte basta veramente poco per mettere in difficoltà il proprio avversario e un dettaglio può cambiare il corso del match”. Le Finals hanno messo in mostra anche due azzurri, uno più esperto e ormai facente parte del gotha del tennis mondiale, l’altro in fase ascendente ed appena ventenne. Commentiamo le rispettive performance del romano Berrettini e dell’altoatesino Sinner: “Dire sfortunata quella di Matteo Berrettini è poco. Ha giocato un gran primo set contro Alexander Zverev, uno dei tre big del lotto, e ha avuto l’opportunità di chiudere la frazione in proprio favore. Poi è capitato ciò che abbiamo visto tutti. Un vero peccato, per lui, il pubblico, il tennis italiano. Il suo era un girone di ferro ma avrebbe cercato di determinare la sorpresa fino al termine, trascinato dal pubblico. Matteo ha fatto bene a fermarsi subito perché ha immediatamente capito, sulla base di quanto già successo agli Australian Open d’inizio anno, che si trattava di qualcosa di importante in negativo. Così come è stata assolutamente condivisibile la sua decisone, sofferta, di ritirarsi, il giorno dopo. Fosse sceso in campo non sarebbe stato competitivo ed avrebbe pregiudicato anche l’inizio del 2022. Per quanto riguarda Sinner ha dato una dimostrazione di assoluta maturità e potenziale. Il suo gioco non mi fa impazzire ma colpisce la palla molto forte e appena un gradino sotto Djokovic e Medvedev. Dopo aver perso 6-0 il primo set contro Medvedev molti si sarebbero abbattuti, lasciati andare. Lui ha resettato tutto ed è ripartito, entrando via via in partita ed arrivando ad un passo dal vincerlo. Grande prova sotto il punto di vista del carattere e della voglia di salire ancora. Lo farà Jannik, anche se dovrà “sgrezzarsi” un po’ e inserire nel suo gioco, come dicevo prima, un po’ di variabili. Cambi di ritmo, volèe e palle corte su tutte. Poi dovrà fare un ulteriore salto di qualità con il servizio che non ancora a livello di quello dei primissimi. Sinner ha solo 20 anni e tutto il tempo per crescere sotto questo profilo”.

di redazione (intervista realizzata prima delle semifinali)