PER SALVATORE CARUSO TANTA VOGLIA DI RIPARTIRE

Un anno da archiviare e per molti aspetti da lasciarsi subito alle spalle, il 2021, per Salvatore Caruso. L’intenzione è quella di tornare ad esprimere il meglio del proprio gioco nella stagione che sta per prendere il via. Il 28enne siciliano di Avola era partito tra i top 100 (76 ATP che è anche il suo best ranking) e ha chiuso da n° 157 del mondo: “I primi tornei della stagione – ricorda – erano andati bene, con gli ottavi nel 250 di Melbourne e il secondo turno agli Australian Open, chiuso al termine di un match maratona con la sconfitta di misura patita per mano di Fabio Fognini”. Un match che è ancora ricordato per alcuni screzi nei suoi passaggi finali, poi ricomposti?: “E’ un peccato che negli occhi della gente rimangano solo quei frammenti perché in realtà è stata una gran partita giocata da entrambi ad un buon livello. Dopo due giorni con Fabio ci siamo chiariti e tutto è stato lasciato alle spalle. Può capitare quando si tratta di un derby e le motivazioni salgono da entrambe le parti. Nel corso del 2021 più volte ci siamo allenati insieme”.

Il calo di rendimento

Dopo il buon avvio il rendimento è calato. Per quale motivo?: “Nei tornei sudamericani ho perso anzitempo diversi incontri ed è venuta meno anche la fiducia. Questo mi ha condotto a perdere quella continuità che ad alto livello è fondamentale. Diversi “acciacchi” patiti hanno fatto il resto incrementando il quadro negativo”. Non sono mancati però i tornei nei quali il siciliano ha dato segni di buona condizione. Quali?: “Ho giocato bene solo a sprazzi e questo non è sufficiente. Buona la prova a Montecarlo, partita dalle qualificazioni e chiusa nei sedicesimi contro Rublev. Così nel Challenger di Perugia dove sono arrivato in semifinale. Nel finale di stagione ero tornato ad offrire buone prestazioni, a San Diego e nel Masters 1000 di Indian Wells. Poi sono arrivati altri momenti difficili per un problema alla schiena che ha condizionato il mio rendimento. Ho staccato da metà ottobre. In chiusura ho cercato di resistere per dare il mio contributo nelle finali di serie A1 a squadre con il Messina”. Quindi è arrivata la ripresa degli allenamenti. Cosa avete fatto e cosa vi siete detti con coach Paolo Cannova?: “Tre settimane di lavoro, intenso soprattutto sotto il profilo fisico. Grande attenzione anche al servizio, che è il colpo che devo ancora migliorare. Con il mio coach storico ci siamo detti di ripartire con grandi motivazioni. Dopo dieci anni sempre in ascesa ho vissuto una stagione facendo due passi indietro ma lo vediamo come arretramento per prendere la rincorsa. L’obiettivo è quello di tornare tra i big del movimento e andare anche oltre”. Quanto è difficile risalire dopo aver lottato tanto per entrare tra i top 100 ed esserne uscito?: “Confermo che non è semplice ma mi dico che se l’ho fatto una volta perché non dovrei riuscire a ripetermi. L’importante è stare lì, con il giusto focus, lavorando senza soste come ho sempre fatto”.

La ripresa
Da dove ripartirà Salvatore Caruso?: “Il 29 dicembre partiamo per l’Australia dove proseguiremo gli allenamenti. Il primo appuntamento sarà il Challenger di Bendigo, poi dal 10 gennaio le qualificazioni agli Australian Open”. Il tennis italiano maschile è sempre più in auge. Cosa ne pensa?: “E’ bellissimo per ognuno di noi. Sappiamo far gruppo e in giro per il mondo condividiamo le esperienze allenandoci spesso insieme. C’è la massima collaborazione tra tutti noi e i rispettivi coach. Una volta c’erano i gruppi spagnolo e francese, ora c’è anche quello italiano”. Quali i tornei nei quali vorrebbe far bene nel 2022?: “Senza dubbio Roma, magari davanti agli spalti gremiti, e Wimbledon. Giocare con il pubblico è tutta un’altra cosa e speriamo di poter tornare a farlo quanto prima. In Australia il protocollo è rigidissimo e cercheremo anche in questa occasione di adattarci”. Chiudiamo con gli Oscar 2021 assegnati da Salvatore Caruso. A chi?: “In Italia a Matteo Berrettini per quanto fatto soprattutto a Wimbledon e a Jannik Sinner per l’incredibile crescita continua. Per quanto riguarda i nomi stranieri direi Norrie, che è riuscito a prendere parte alle ATP Finals, e Alcaraz. L’ho incontrato nel 2019 in un Challenger e già si capivano le sue enormi potenzialità”.

di redazione