A STOCCARDA FINALE SWIATEK – SABALENKA

Ci sono pochi esempi di imprevedibilità, nel tennis contemporaneo, paragonabili ad Aryna Sabalenka. Il suo modo di giocare è talmente votato all’esplosività senza compromessi che ogni volta che scende in campo può vincere con chiunque e perdere con chiunque. Per qualcuno questa può essere una dote, un’attrattiva; per altri l’espressione di un esercizio puramente balistico e muscolare totalmente privo di ratio e attrattiva. Il fatto è che con queste prerogative Sabalenka è arrivata fino al n.2 del mondo (il 23 agosto dello scorso anno) e oggi, giorno della semifinale vinta a Stoccarda sulla spagnola Badosa, è ancora n.4.
Viene spontaneo dire “ancora” perché nella Wta Race, graduatoria che tiene conto solo dei punti conquisati dal 1° gennaio 2022, la bielorussa che scende in campo senza bandiera, è solo 22esima. Ha vinto infatti solo 7 partite e nelle ultime tre uscite prima del WTA 500 di Germania, è stata eliminata dalla nostra Jasmine Paolini, n.46, al primo turno di Indian Wells; dalla rumena Begu, numero 70, all’esordio a Miami e dalla statunitense Anisimovan.15, al secondo turno di Charleston. Con Paula Badosa si era incontrata due volte, nel 2021. Risultato: due sconfitte, a Cincinnati e alla Wta Finals di Gaudalajara. Poi però, con una come Sabalenka, succede così: arriva in un posto dove si sente a suo agio (probabilmente l’atmosfera ovattata del palazzetto di Stoccarda dove si gioca questa anomala prova su terra battuta favorisce la sua quadratura) e comincia a tirare solo missili. In campo e non fuori dalle righe come quest’anno le è accaduto tanto spesso. Quando fa così, dall’alto dei suoi 182 centimetri di superenergia vitale, arginarla diventa quasi impossibile. Contro la povera Badosa, che comunque lunedì salirà meritatamente al n.2 della classifica mondiale, Aryna ha aggiunto la stravaganza di tirare quasi più forte (e più dentro) la seconda palla di servizio rispetto alla prima. Ottenendone anche ace (9 in tutto alla fine) e servizi vincenti. Nei turni di risposta, approfittando di una giornata non buona della spagnola al servizio, picchiava a più non posso sulla ‘seconda’ avversaria e, siccome le stava in campo, ne otteneva addirittura più della metà dei punti (57,1%).

Starà a Iga Swiatek, che ha superato in un match tiratissimo la russa (cresciuta e residente in Italia) Liudmila Samsonova, il compito di provare ad arginarla. Entrambe in fatto di potenza non scherzano ma contro Sabalenka la sensazione è che fare previsioni sia un esercizio di scarsa utilità. In qualche modo potrebbe essere sempre lei a decidere, talvolta anche inconsapevolmente, come andrà a finire. Va detto che Swiatek sarà ben allenata ad arginare la potenza altrui. Non è mai stata così vicino alla sconfitta negli ultimi mesi come contro la ragazza nata a Olenegorsk, vicino al Circolo Polare Artico, che si allena a Latina con il coach italiano Daniele Silvestre. Swiatek l’ha spuntata 6-7 6-4 7-5 dopo 3 ore 3 minuti di cannoneggiamento, in cui a comandare il gioco è stata più spesso la figlia del professionista di tennistavolo Dmitryi, arrivata in Italia quando aveva un anno e cresciuta tennisticamente all’accademia di Riccardo Piatti.  Gran tecnica (messa a punto dal maestro, grande esperto di videoanalisi, Danilo Pizzorno che la segue ancora oggi ma la conosce da quando era bambina), gran fisico (il suo preparatore è Umberto Ferrara), “Luda” Samsonova è esplosa lo scorso anno, entrando prima tra le Top 100, poi vincendo il primo titolo WTA sull’erba di Berlino e infine guidando la Russia al successo in Billie Jean King Cup con due vittorie decisive (sulla statunitense Stephens e  la svizzera Bencic)  in semifinale e finale. Ora, a 23 anni, sta facendo ulteriori progressi e con la semifinale di Stoccarda (dove era seguita dal fidanzato Alessandro Dumitrache e dallo stesso Pizzorno) salirà al best ranking di n.25 del mondo. Ieri ha giocato alla pari con la n.1 e il successo le è sfuggito di qualche centimetro. Domani forse la stessa Swiatek la ringrazierà per averla costretta a fronteggiare un tennis tanto potente e aggressivo, più pericoloso di quello di Sabalenka perchè decisamente più ragionato. 

di redazione e sito www.federtennis.it