KYRGIOS NON SI FERMA PIU’. BATTUTO ANCHE MEDVEDEV

Se qualcuno aveva dei dubbi, dopo la leggendaria e impronosticabile cavalcata dell’australiano fino alla finale di Wimbledon e la vittoria a Montreal contro il numero 1 del mondo Daniil Medvedev, adesso li ha fugati. Perché la rimonta di Montreal dell’australiano sul russo e su stesso, sulle poche forze fisiche e nervose che gli erano rimaste dopo il successo (in singolare e doppio) a Washington, dopo aver vinto 13 delle ultime 14 partite è stata prodigiosa, insieme magica e semplice come tutte le imprese dei campioni. Un cocktail di cambi di ritmo e discese a rete, invenzioni balistiche e scelte coraggiose, totalmente insolito nel tennis moderno così concreto, ma anche prevedibile e qualche volta noioso. Un lampo di luce accecante che squarcia l’uno-due classico, servizio-dritto di base, e poi gran botte da fondo. Una rivoluzione che si sintetizza nel ritorno al futuro, cioé nelle 48 discese a rete, con ben 32 punti: la scelta tattica dettata dalla disperazione del momento e dal genio del cattivo ragazzo di Canberra che per orgoglio, a 27 anni, ha deciso di darsi un’ultima possibilità di diventare protagonista.
Kyrgios è il diavolo che mette in dubbio tutti i dettami di comportamento ed allenamento, a cominciare dalla sfrontata sfida al gotha del tennis affrontata senza coach, per continuare con l’essere appena numero 37 del mondo, nascondendo la sua missione di peggior guastafeste del momento, quello che anche Medvedev, si sarebbe volentieri evitato al Masters 1000 canadese, quest’anno a Montreal. Mentre invece se l’è ritrovato davanti già al secondo turno che per le prime 8 teste di serie è direttamente l’esordio ed è particolarmente ricco di insidie come tutte le prime volte. L’ha gestito seguendo la legge di Rafa Nadal, quella dell’agonista e atleta ideale, che recita giorno dopo giorno, da sempre, l’umile credo della formichina e si dà continuamente al 100% in allenamento come in qualsiasi torneo per costruirsi forma e fiducia, fisico e tennis, e trovarsi puntuale all’appuntamento con la storia negli Slam, dove detiene il record di 24 titoli. Così, con la sua micidiale regolarità, al di là della forma, spesso sbilenca, il russo con gambe e braccia da piovra, è stato ancora micidiale per un set. E ha minacciato di prendersi anche il match per disperazione, come fa di solito contro la maggior parte degli avversari, schiantandoli col palleggio da fondo, costringendoli a corse continua di qua e di là del campo all’inseguimento di traiettorie sempre profonde e vicinissime alle righe, fino a incassare i frutti di tanto lavoro ai fianchi. Con l’arma in più del servizio sempre più implacabile sui punti importanti. 
La reazione

Quando il cattivo ragazzo di Canberra, frustrato, stanco, confuso, nervoso, ha scagliato via la pallina fuori dallo stadio ed è stato ammonito dall’arbitro, la partita sembrava finita ed invece s’è magicamente riaperta. Povero: era arrivato sul 6-6 col 96% di punti con la prima di battuta, e si ritrovava con un pugno di mosche in mano. La speranza, dichiarata, di trovarsi davanti un avversario stanco come lui, perché come lui domenica aveva vinto un torneo (Nick a Washington, Daniil Medvedev a Los Cabos) sembrava vana. Non rimaneva che montare la baionetta e gettarsi a rete all’arma bianca, sfidando i passanti del russo e il destino. Ha avuto ragione lui, come in tante altre libere interpretazioni del tennis e della vita. Non a caso, ha battuto per la seconda volta un numero 1, dopo l’exploit con Nadal a Wimbledon 2014 quando spuntava la sua stella che però si opacizzava subito aggravata da pigrizia e paura. E’ vero, caro Nick, saresti più spensierato e felice a casa, nella tua Canberra, accanto ai genitori malconci e a tuo fratello neo papà, a giocare a basket in strada con gli amici di sempre. E’ vero, può anche succedere che sbatti la faccia contro quel che resta dei Fab Four, com’è appena successo a Wimbledon, e scopri che non sei a quel livello e non riesci a conquistarti uno Slam. Ma il dono naturale che hai ti impone di provarci. Anche per regalarci altre partite così memorabili ed altre emozioni così uniche. 

dal sito www.federtennis.it