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BOLLA SI’ O BOLLA NO

Per anni il termine bolla è stato accostato alle speculazioni finanziarie e alle conseguenze spesso devastanti che hanno avuto sull’economia. Ora è entrato, in tempi di pandemia, anche nello sport. Lo si usa per identificare una sorta di chiusura o presunta tale dei giocatori e delle giocatrici nel corso dello svolgimento di un torneo. Dovrebbe servire a preservarli da possibili contatti esterni e quindi potenziali contagi. Si sta preparando quella americana, per il Masters 1000 di Cincinnati (a New York) e gli US Open. A Palermo dovrebbe seguire le protagoniste del Ladies Open come una grande ombra. Qualcuna delle giocatrici loda l’organizzazione, altre la criticano magari dopo essere andate a cena fuori, vedi Donna Vekic, e auspicando che a New York si materializzi la tanto “amata” bolla. Tutele a parte (al circolo tutte le misure anti covid -19 vengono fatte osservare con grande attenzione) è lecito chiedersi se siamo davanti a delle professioniste o a delle bambine (pur giovani senza dubbio). Dovrebbero essere loro per prime a “mettersi” in bolla se lo ritengono fondamentale per la salute e non prestarsi a selfie o cose similari. La libertà rimane un diritto fondamentale e se lo si usa poi non ci si può lamentare auspicando che qualcuno ti venga a fermare. Un po’ più di responsabilità da parte di coloro che fanno le giocatrici non per gioco sarebbe doveroso, in presenza di bolla o meno.

di redazione