AtletiInterviste

TALENTO, SIMPATIA E SOGNI NEL TENNIS DI MARTINA DI GIUSEPPE

Simpatia, disponibilità, estro e amore per il mare, ricordando con candore di essere anche timida. Così si presenta una delle giocatrici più atipiche del circuito femminile, la 29enne romana Martina Di Giuseppe. Partiamo proprio dall’analisi della sua Roma e del torneo andato in scena subito dopo gli US Open. Che atmosfera hai trovato?: “Decisamente strana. Inusuale vedere il Foro Italico deserto. Personalmente, essendo un’emotiva, posso dire che ho provato meno pressioni rispetto al passato, anche se l’esito del match non è stato positivo. Non posso parlare per gli altri perché ritengo siano reazioni molto personali quelle all’ambiente in cui si gioca, anche se è ovvio che forse i grandi, abituati a platee importanti, sono stati quelli che hanno risentito maggiormente del cambiamento. Noi a volte, nel circuito ITF, siamo abituate a giocare anche con poche persone attorno”.

Il lockdown e la ripartenza
Come hai vissuto il lockdown e la ripresa?: “Dal primo ho cercato di trarre gli aspetti positivi, ovvero lo stare in famiglia e godermi gli affetti per chi come me è abituata a viaggiare tutto l’anno. Mi sono allenata per quanto ho potuto in casa. La ripresa non è stata facile perché dopo oltre due mesi senza racchetta ti mancano le sensazioni di campo, la distanza dalla palla e molte altre cose. Ho anche dovuto superare un infortunio al pettorale. Ora va decisamente meglio”. Prossimi tornei e obiettivi?: “Venerdì partirò per Parigi e da martedì prossimo sarò in gara nelle qualificazioni. La speranza è di far bene e andare il più avanti possibile. Nel 2019 ho perso al primo turno una partita interminabile contro la Samsonova. L’obiettivo è quello di riavvicinare il best ranking di numero 149 del mondo”.

Il sognoe gli inizi
Il sogno invece?: “Qualificarmi in un torneo dello Slam. Il massimo sarebbe Wimbledon perché anche se sono cresciuta sulla terra, l’erba mi ha sempre generato un fascino particolare. Poi le qualificazioni si giocano a Roehampton e l’idea di entrare veramente nel “tempio” mi attira molto”. Un passo a ritroso per raccontare gli inizi tennistici di Martina Di Giuseppe, figlia unica: “I miei genitori non giocavano e da piccola facevo nuoto a causa di un problema alle anche. Mi attaccavo però sempre alla rete esterna di un circolo di tennis perché mi piaceva, così un giorno il maestro mi disse di provare e fu un feeling immediato, a Santa Maria delle Mole. Alcuni anni di esercizio, poi mi indussero ad andare a Roma, per crescere. Così passai al Verde Roma dove rimasi 10 anni. A 16 un nuovo passaggio, sotto le cure di Francesco Elia, per 4 stagioni. Dal 2011 sono al Parioli, club per il quale competo anche in serie A1 a squadre. Mi seguono Massimo Capone e Roberto Meneschincheri, con il preparatore Gianluca Pasquini. In passato anche Vittorio Magnelli”.

Talento e imprevedibilità
Un gioco, quello di Martina, improntato alla fantasia: “Cerco di non dare punti di ferimento alle mie avversarie, variando spesso colpi e trame di gioco. Anche per questo mi piacciono i talenti, come quelli di alcuni miei idoli, vedi Henin e ancora prima Navratilova (della quale ho visto qualche video) e ovviamente Federer”. Martina ha iniziato presto a vincere, a 18 anni nei 10.000 $ di Caserta e Maiorca (sette in totale in carriera con tre 25.000 $). Poi cosa è successo?: “Qualche problema fisico, alle ginocchia, mi ha costretta a rimanere ferma per diversi mesi. Inoltre non ho mai avuto una propensione alta alla fatica in allenamento. A volte l’approccio era sbagliato e senza tanta convinzione. Ora ho cambiato atteggiamento e ho imparato a curare anche questo aspetto”.

Nel 2019 la prima semifinale WTA
I risultati si sono visti, soprattutto nel 2019, con la prima semifinale WTA raggiunta a Bucarest: “Una bella settimana – ricorda Martina – nella quale sono riuscita ad esprimere il mio tennis. Peccato non aver proseguito sulla stessa strada e aver faticato un po’ a metabolizzare il risultato. E’ proprio sulla continuità di rendimento che stiamo cercando di lavorare, come sull’aspetto fisico”. E quello mentale?: “Dal 2018 anche, grazie alla consulenza di Sonia Petrone. Mi capitava in passato di perdere molte partite al tie-break del terzo o in dirittura finale. Ad un certo punto non sapevo più cosa fare. Ora mi sento più forte anche in questo momento della prestazione”.

Il personale e i social
Le amicizie nel tour non le mancano. In particolare spiccano quella con Giulia Gatto Monticone, con la quale ha vinto in un 60.000 $ il primo doppio disputato, Giulia Gabba, Alice Savoretti, Anna Giulia Remondina. Così gli extratennis: “Sono una vera e propria amante del mare. Mi piace e mi rilassa. Così delle letture. Durante il lockdown ho iniziato un corso di chitarra che proseguirò. Mi attira molto l’idea di strimpellare in riva al mare con gli amici”. Magari anche sognando quelle imprese che solo i talenti, a volte anche con tempistiche proprie, sono in grado di cogliere.
Non si definisce naturalmente “social”, in quanto persona riservata, ma grazie al manager Davide Bima ha compreso anche l’importanza di tale sfaccettatura: “E’ lui che mi aiuta e ricorda i doveri del caso. Un rapporto professionale nato due anni fa del quale vado fiera”.

di Roberto Bertellino