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SINNER DICE NO ALLE OLIMPIADI, DECISIONE DISCUTIBILE

Jannik Sinner rinuncia alle Olimpiadi, quindi a difendere la maglia azzurra, sogno di tanti atleti di ogni disciplina che spesso si allenano e concorrono per i quattro anni che la precedono solo per poter far bene in uno scenario unico, per chi l’ha vissuto. Non è la prima volta che per scelta personale o di team Jannik decide di non scendere in campo con il tricolore (la Coppa Davis lo testimonia) e a nostro modesto parere le spiegazioni addotte nel caso specifico (stante la libertà personale di farlo) reggono poco. Preferisce continuare a lavorare per colmare le lacune emerse nell’ultimo periodo, come se il suo fosse un progetto meccanico e basta. Agli ingranaggi bisogna dare olio e cuore e l’Olimpiade corrobora proprio nell’ambito delle emozioni e delle esperienze. In più si giocherà su di una superficie che rappresenta la più gradita da Jannik e avrebbe potuto diventare un banco di prova anche pensando alla stagione americana e agli US Open. Le ultime sconfitte non hanno certo contribuito ad esaltarne il morale e ne hanno minato le certezze ma forse un approccio più equilibrato al tutto favorirebbe una crescita più armonica e meno esasperata del ragazzo. Essere stato dipinto quasi sempre come fenomeno assoluto e potenziale prossimo numero 1 (dall’intero ambiente) ha alzato troppo le aspettative e non è facile gestirle, in campo e fuori. Forse l’Olimpiade l’avrebbe aiutato nel processo di graduale presa d’atto della dimensione reale (sempre puntando al massimo) in un ambiente e in un’atmosfera che naturalmente aiutano a respirare l’aria dello sport che aiuta a crescere e a sorridere. Un’occasione dunque persa.

di Roberto Bertellino