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EMMA RADUCANU E IL SOGNO REALIZZATO

“Fin dall’inizio sapevo che per battere Leylah avrei dovuto giocare al massimo, viste le tante avversarie di alto livello che ha saputo eliminare durante il torneo. Ho cercato davvero di concentrarmi su un punto alla volta, lottando nei momenti di difficoltà. Sono fiera di come ho saputo gestire la situazione dall’inizio alla fine. Credo che il successo più grande del mio torneo sia proprio il non aver pensato a nient’altro che i miei schemi di gioco. Non ho pensato a dove ero, a chi c’era dall’altra parte del campo. Ho cercato di fare come al solito, e credo sia uno degli aspetti che più mi ha aiutato a conquistare questo titolo”. “Vincere qui è un sogno: ho sempre immaginato come sarebbe stato salire nel mio box, ad abbracciare tutti. Ma dal sognarlo a fare sì che possa succedere davvero ce ne passa. Il momento che mi sono sempre immaginata fin da piccola era proprio la festa immediatamente dopo il match-point, proprio come è successo. Era un paio di notti che mi addormentavo con quella scena in testa, e ora è realtà. Sono grata per questo, a tutte le persone che sono con me qui, a chi è rimasto a casa, alla LTA e tutti coloro che mi hanno supportato”. “Se dopo Wimbledon mi avessero detto che entro l’estate avrei vinto uno Slam naturalmente non ci avrei creduto. Prima di quel torneo ho avuto solo tre settimane di preparazione, perché prima ho sostenuto gli esami a scuola. È stata un’esperienza incredibile, che mi ha dato tanto, ma dopo i Championships avevo ancora fame. Ho lavorato duro, da subito, e poi sono venuta in America. Match dopo match ho accumulato fiducia nel mio gioco, e in questo torneo l’impegno ha pagato. In tanti momenti decisivi ho trovato dei grandi colpi: sono il frutto di tutto ciò che ho imparato nelle ultime cinque settimane”.
“Quando mi sono fatta male al ginocchio (scivolando, ha rimediato un’escoriazione che sanguinava parecchio, ndr) non volevo fermarmi, perché temevo di spezzare il mio ritmo in un momento importante, visto che dovevo servire sul punteggio di 30-40. Ma il ginocchio sanguinava, e il giudice di sedia mi ha detto che avrei dovuto farmi medicare immediatamente. In quel momento ho solo pensato a cosa avrei dovuto fare quando il gioco sarebbe ripreso. Fronteggiare una palla break dopo uno stop di due o tre minuti non è stato facile, ma ho gestito bene la situazione”. “Non ho ancora guardato il mio telefono, e non ho la minima idea di cosa stia succedendo fuori dal nostro piccolo mondo. Oggi avevo bisogno di stare lontana da tutto, e ascoltare soltanto il mio team: il nostro è stato un lavoro di squadra fin dall’inizio, e ogni persona ha giocato un ruolo fondamentale. Non ho ancora pensato a come la mia vita potrà cambiare dopo questa vittoria: dopo il match mi sono fatta una doccia e ho seguito la solita routine. Non ho nemmeno idea di quando tornerò a casa, non so cosa farò domani. Sto vivendo nel presente, per godermi al massimo questo momento. Non voglio saperne nulla dei piani futuri, non ci voglio pensare. Non mi interessa nulla di niente, sto solo adorando ogni secondo del presente”.

di redazione