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RICCARDO PIATTI PARLA DI SINNER 2022

Nel giorno di Santo Stefano Jannik Sinner e Riccardo Piatti, con altri due componenti del team (Dalibor Sirola e Claudio Zimaglia) sono partiti alla volta dell’Australia, destinazione Sydney dove il 20enne azzurro sarà subito in campo in ATP Cup. Per il n° 10 del mondo e il suo coach la trasferta australiana rappresenta una coda del 2021 poiché è troppo ridotto lo spazio temporale tra l’ultima apparizione già ricordata e i primi appuntamenti di gennaio per svolgere tutto il lavoro che occorre a preparare un 2022 da top player: “Jannik – ha detto coach Piatti a Supertennis – ha ripreso gli allenamenti l’11 dicembre a Bordighera lavorando per due settimane esatte fino al giorno 23, con un solo giorno off, il 19. Poi ha trascorso il Natale con i suoi ed ecco la partenza”. Un calendario serrato, a dir poco: “Sarà così anche nelle prossime stagioni, quindi dopo Melbourne ci fermeremo e ci prepareremo bene. Lo Slam inizierà il 17 gennaio e se tutto andrà bene rientreremo ai primi di febbraio. A quel punto Jannik farà un’altra settimana di vacanza quindi riprenderà il lavoro in vista di Rotterdam, Dubai e della sfida Davis con la Slovacchia. A seguire i tornei americani”. Chiari anche gli obiettivi per il 2022: “Giocare nuovamente 55/60 match per qualificarsi alle Finals di Torino. Se riuscirà a fare il numero di match previsto, considerato il livello delle prove alle quali parteciperà, sarà in automatico tra i primi otto del mondo”. L’argomento tennis è sempre in primo piano nel dialogo tra Jannik Sinner e Riccardo Piatti: “Io gli parlo delle partite che perde. Quelle che vince sono sue, quelle che perde sono mie. Nel 2021 ha perso 22 partite in 26 tornei. Sulle vittorie si dicono due parole a caldo e poi non se ne parla più. Dalle sconfitte si impara”. Il 2021 appena lasciato alle spalle è stato arricchente: “Abbiamo imparato tanto anche dal fatto che Jannik ha giocato 13 tornei del tutto nuovi per lui. In posti dove non era mai stato. Più la Coppa Davis. Questo ha un valore enorme per il prossimo anno, perché saranno situazioni che saprà già gestire. Quando arriverà a Wimbledon, almeno saprà già dove sono gli spogliatoi… Sa già come funziona l’organizzazione. Quando arriverà a Madrid saprà già che si gioca in altura e che dovrà adottare una tattica simile a quella dei tornei indoor, anche se si tratta di terra rossa. A Madrid ha giocato come a Barcellona ma le condizioni diversissime e richiedono due modi opposti di stare in campo. Esperienze dunque utili”. Come aver ceduto in modo rocambolesco a Tiafoe: “Ha capito perché è successo e in quel modo non capiterà più. Per continuare a crescere deve passare attraverso momenti così e a 20 anni può ancora permettersi di sbagliare”. Chiudiamo con i punti fissi del lavoro di Jannik: “Stiamo lavorando molto sul servizio e sul fatto di essere ancora più aggressivo nel gioco. Cambiare di più la palla, aprirsi il campo e venire a rete. Deve far pensare di più l’avversario”.

di redazione