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NADAL, CORSA FINITA A MELBOURNE E INFORTUNIO

Questa volta il miracolo sportivo non è riuscito a Rafael Nadal. Il campione uscente degli Australian Open ha ceduto all’avversario di giornata, l’americano McDonald e all’ennesimo infortunio (anca) che lo ha costretto a chiamare più volte l’intervento del fisioterapista ma soprattutto a non poter rendere come sperava. Lo score finale è stato di 6-4 6-4 7-5 in favore dell’americano. Ora lo spagnolo perderà posizioni in classifica mondiale (rischia di uscire dalla top ten) in quanto dovrà scontare i 2000 punti conquistati a Melbourne lo scorso anno. Ciò che rende ancora più amara la sconfitta è l’atmosfera che si è respirata nel suo clan, con la moglie in lacrime, il papà e Carlos Moya più volte inquadrati a rivolgersi sguardi enigmatici circa la decisione del campione di Manacor di ritirarsi o meno.
In conferenza stampa il campione in carica ha comunque ammesso che “non so se in buone condizioni avrei vinto la partita”, e ora dovrà valutare la gravità del problema per stilare il programma del rientro in campo. Ma tutto questo processo non chiamatelo ‘sacrificio’: Quando fai le cose che ti piacciono, alla fine della giornata, non è un sacrificio. Stai facendo le cose che vuoi fare. Il sacrificio è quando fai una cosa che non vorresti fare e non è il mio caso“.
Parole di sofferenza, le sue, ma non di resa totale: “Mi sono fatto male all’anca. Ho passato un paio di giorni così, ma niente rispetto a quando ho fatto quel movimento. Inizieremo a parlarne ora col team, ma non so cosa stia succedendo, se sono muscoli, se sono articolazioni. Già ho dei precedenti con problemi all’anca, ho dovuto fare dei trattamenti in passato, ma non era qualcosa di grosso. Ora sento che non posso muovermi. Ma non lo so finché non faccio test e tutto il resto, non posso dire nulla. È difficile fare previsioni, se si tratta di un muscolo, se è l’articolazione, se è la cartilagine. Non lo so. A proposito, sono stanco di parlare. Capisco, ma ho perso la partita. Questo è tutto: ci provato fino alla fine e non so se in buone condizioni avrei comunque vinto la partita, avrei avuto senza dubbio maggiori possibilità. Ma alla fine, questo è tutto. Ci ho provato e non era possibile. […] Ho cercato di continuare a giocare senza aumentare il danno. Non ero affatto in grado di colpire il rovescio. Non ero in grado di correre verso la palla. Ma volevo solo finire la partita. Questo è tutto”.
di redazione