AtletiNewsTornei Internazionali

MURRAY PRONTO PER UNA NUOVA SFIDA CONTRO BAUTISTA AGUT

Otto ore dopo la grande impresa Andy Murray è di nuovo pronto ad allenarsi in vista della sfida di domani contro Roberto Bautista Agut, valida per l’accesso agli ottavi di finale degli Australian Open. Quello che ha fatto ieri vincendo quando a Melbourne erano quasi le quattro del mattino, in rimonta dopo aver perso i primi due set con il tennista australiano Thanasi Kokkinakis, numero 159 del mondo ma dal valore molto più alto, rimarrà nella storia, del torneo e del tennis d’ogni tempo.
Partita più lunga dell’intera carriera, la seconda nel torneo in corso per l’ex Fab Four e già numero 1 del mondo, due volte campione a Wimbledon: cinque ore e quarantacinque minuti per avere la meglio sul beniamino di casa per 4-6 6-7 7-6 6-3 7-5, dopo essere stato anche a due punti della sconfitta quando era sotto due set a zero. Una prova straordinaria del 35enne per tenuta fisica a mentale. Sotto di due set, il britannico è riuscito prima a rimettere la partita in piedi e poi a chiuderla sfruttando al massimo esperienza e nervi saldi. Alla fine lacrime e gioia nel suo angolo.
Senza soluzione di continuità e senza Kyrgios, Melbourne tifava per il fratellino Kokkinakis (fino al settimo game del quinto set, quando Thanasi s’è aggrappato al servizio per cancellare 4 palle break, di cui 3 consecutive da 0/40), ma alla fine c’è stata l’ovazione di un pubblico coloratissimo per il giorno di Murray, dell’ultima rimonta e dell’ultima volta (chissà) che sfianca il suo corpo, che getta il cuore oltre la rete. Perché tutti i tennisti della sua generazione hanno maledetto Federer, Djokovic, Nadal. Lui ha invece trionfato (due volte) a Wimbledon, ha vinto gli US Open, la Coppa Davis, due medaglie d’oro alle Olimpiadi, le Finals, 14 Mille, 45 tornei ATP. Ha giocato cinque finali a Melbourne e una al Roland Garros. Sempre s’è scontrato coi tre mostri, spesso ha perso ma tutti li ha battuti: 11 volte Federer, altrettante Djokovic e 8 erano finali, 7 volte Nadal. Per farlo s’è spinto oltre ogni limite. Per rifarlo doveva alzare un muro di grafite da fondo campo. Perché lui è stato il quarto dei Fab Four, era come Ringo Starr e detto poco. Come dopo la sua prima finale a Wimbledon, respinto da Federer l’8 luglio 2012, s’è sciolto in lacrime giurando al suo pubblico che ci avrebbe provato e riprovato. Senza il rovescio (né tutto il resto) di Federer, senza il raggio protonico di Nadal, senza le accelerazioni di Djokovic, dove non ha vinto, Andy Murray è arrivato fino in fondo. E continua a stupire. In conferenza e il giorno dopo ha giustamente detto che qualcosa da rivedere c’è nel palinsesto del torneo. Chiudere alle 4 del mattino non ha molto senso: “Se fossi il padre di un raccattapalle che torna a casa alle cinque non sarei contento”. Chi deve intendere intenda, parole di Sir.

di redazione e sito eurosport.it