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GIANNI OCLEPPO AUSPICA UNA FORMULA VINCENTE, TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO, PER LA COPPA DAVIS

Gianni Ocleppo, piemontese ed ex numero 30 del ranking mondiale, non è mai stato immune al fascino della Coppa Davis, competizione nella quale ha esordito nel 1980 al Monviso di Grugliasco, nella sfida contro la Svizzera. E’ riconosciuto ancora oggi come l’eroe di Telford quando risultò decisivo nel testa a testa contro i britannici: “In quel confronto giocai e vinsi i due singolari – ricorda – e in particolare ho ancora nella mente quello che ci diede il punto del 3-2, il successo contro John Lloyd. Forse giocai in quella circostanza il mio miglior tennis. I match in Coppa Davis non sono mai facili e nascondono sempre delle insidie, indipendentemente da chi si affronta”. La formula attuale della competizione è cambiata e il giudizio quasi unanime è che non l’ha fatto migliorandola. Cosa ne pensa? “Quella classica aveva un fascino indiscusso e ha permesso di scrivere capitoli importanti della storia del nostro sport. Ciò è accaduto tanto in Italia quanto in altri Paesi e ha sempre saputo unire le folle per un tifo, in molte sfide delicate, da stadio. Il tennis si è però evoluto e gli appuntamenti nel calendario internazionale sono diventati sempre più pressanti. Difficile per i giocatori ritagliarsi lo spazio in diverse settimane nel corso della stagione per rispondere sì alla chiamata delle diverse nazionali. Così l’assenza dei big era diventata una costante e questo rendeva lo spettacolo sempre meno appetibile, anche se la gente non ha fatto mai mancare il proprio incitamento ai protagonisti. In sintesi occorreva un cambiamento ma quello operato qualche stagione fa è stato troppo radicale facendo diventare la manifestazione una sorta di campionato del mondo sullo stile calcistico. Due sport profondamente diversi, partendo dalle radici. Si è così assistito ad un vero stravolgimento della Davis, con incontri chiusi nelle prime edizioni anche alle 4 di notte con pochi appassionati sugli spalti. Un’immagine desolante per tutti. Nel tennis il pubblico non si sposta in massa, come accade nel calcio, per sostenere i propri beniamini e i vuoti nei palazzetti sono deleteri per tutti, dai protagonisti agli addetti ai lavori, per non parlare delle televisioni e degli sponsor. Qualcosa si è cercato di fare per ovviare al problema ma non si è rivelato sostanziale”. Ora la rescissione del contratto tra la Società Kosmos e l’ITF, con nette prese di posizione da una parte e dall’altra. Cosa succederà? “Ritengo che sia stata la logica conclusione di un qualcosa non andato a buon fine, per molte ragioni, compresa la pandemia che ha coperto la cancellazione di quella che sarebbe stata la seconda edizione dell’evento nella nuova versione. Non esiste la formula perfetta e ritengo si debba cercare un compromesso per ridarle la dignità che merita e contemporaneamente inserirla nel miglior modo possibile nel calendario stagionale. Giocare per la propria Nazione in una competizione a squadre rappresenta per i giocatori qualcosa di unico, da non perdere per chi è abituato a competere normalmente solo per sé stesso e non per il gruppo. Quando è capitato a me ho sempre cercato di dare il massimo, responsabilizzato proprio perché in uno sport dagli elementi di alto individualismo si passa alla condivisione totale, della partita ma non solo. Bisognerà dunque lavorare per cercare la formula migliore e credo che l’inserimento nel board anche dell’ATP guidata da Andrea Gaudenzi rappresenti un’assoluta garanzia”. La formula “Kosmos” ha stravolto anche i valori assoluti? “Nel complesso no. L’edizione 2021 è andata alla Russia e quella conclusa nello scorso novembre al Canada, forte di due ottimi giocatori come gli emergenti Auger Aliassime e Shapovalov. La prima era stata vinta dalla Spagna padrona di casa in finale sul Canada. Due superpotenze del tennis, dunque, e una nazione emergente hanno alzato negli ultimi anni la mitica “insalatiera”. Giocare tutto in un solo giorno ha però tolto il fascino del tre su cinque che rappresenta uno sport completamente diverso come testimoniano anche i tornei dello Slam. Il doppio è diventato ancora più importante e ha spesso deciso i confronti, vedi quanto accaduto quest’anno all’Italia in semifinale. La parola d’ordine guardando al domani è quella di usare la massima accortezza per ridare alla Coppa Davis una sorta di senso storico rinnovato e adattato alle nuove esigenze di tutti, giocatori per primi”.

di Roberto Bertellino (pezzo pubblicato oggi su Tuttosport)