DANILO PIZZORNO, RE DELLA VIDEONALISI E ORA ANCHE COACH

Danilo Pizzorno, 57enne torinese apprezzato a livello internazionale per la sua grande esperienza della videoanalisi, ha “chiuso il cerchio” diventando coach di Liudmila Samsonova, numero 15 WTA. Così racconta la sua ultima grande avventura il poliedrico maestro: “Conosco Liudmila fin da quando era piccola e l’ho sempre seguita, anche nel periodo in cui lavoravo da Riccardo Piatti. Quando il rapporto con il Piatti Tennis Center si è interrotto, in tempi diversi per entrambi, non ci siamo sentiti per un po’ di tempo. La collaborazione ha ripreso forma circa due stagioni fa e lo scorso anno, dopo Madrid, si è formalizzata, quando Liuda mi ha chiesto di entrare stabilmente nel suo staff seguendola nel circuito per 24 settimane l’anno e comunque a 360 gradi nel corso dell’intera stagione interfacciandomi con le diverse figure che lo compongono”. Cosa ha rappresentato questa nuova dimensione? “Il coronamento di un sogno. Ogni maestro spera di portare un suo allievo ai massimi livelli condividendone gli step di crescita. Mi permetto di lanciare un messaggio ai colleghi. Quando avete un ragazzino dal buon potenziale credete in lui e in voi stessi e investite sul rapporto”.

Su cosa state lavorando in questo momento?: “Sulla consapevolezza del livello raggiunto, sulla capacità di gestire meglio le situazioni che si vengono a creare nei vari tornei e soprattutto sulla continuità di rendimento legata alle differenti superfici di gioco, anche quelle meno gradite”. Essere coach cosa significa? “Mettersi a totale disposizione dell’atleta non solo sotto il profilo tecnico e tattico ma anche gestionale ed emozionale. In questo sono aiutato dal grande lavoro svolto come videonalista. Mi permette di valutare meglio la prestazione rimanendo in un certo qual senso più distaccato dalle emozioni che naturalmente determina”.

Quale è stato il momento più bello di questo rapporto professionale?: “La vittoria 2022 nel WTA 250 di Washington. “Liuda” arrivava da un periodo non eccezionale in quanto a risultati ed era scesa attorno alla 60esima piazza WTA. Dopo quel successo si è ripetuta a Cleveland e poi ha fatto ottavi agli US Open. Una sequenza che ha cambiato le prospettive e dato la conferma ad entrambi che il piano di crescita era quello giusto. Per il sottoscritto una bella gratificazione”. Quali sono ora i vostri obiettivi? “La programmazione è stata fatta su un arco temporale di quattro stagioni per entrare stabilmente tra le top ten, competere per vincere gli Slam e i 1000. Il potenziale c’è, grazie alla fisicità naturale di Liudmila e alla strategia di gioco, variazioni tattiche e tecniche comprese, molto migliorate”. Un altro fattore determinante nella crescita di un giocatore è la forza dello staff che lo circonda. Può fare la differenza? “Certo, perché il coach è una sorta di collante che si interfaccia con le altre figure del team. Ho in Alessandro Dumitrache un elemento di assoluto valore che sta sempre più crescendo come tecnico e che mi sostituisce quando non sono fisicamente sul posto. Discorso analogo per il preparatore atletico Claudio Pujia, la mental coach Claudia Gambarino, il fisioterapista Mattia Prati e il maestro Nicolò Righetti”. Importante anche il rapporto con gli altri coach del circuito: “Non si smette mai di imparare e crescere – conclude Pizzorno – anche attraverso il confronto. Ho ottimi rapporti con tutti, in particolare con Santopadre, Arbino, Carlos Martinez, Franco Davin, Umberto Rianna, Tathiana Garbin e Vittorio Magnelli. Così Renzo Furlan, uno dei più preparati che è riuscito a trovare la giusta alchimia da ex giocatore con la nuova figura che ricopre, mettendosi a totale disposizione di Jasmine Paolini”.

di ROBERTO BERTELLINO