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A MILANO E’ GRANDE ITALIA NEL CHALLENGER

Facundo Diaz Acosta sarà l’unico straniero in semifinale all’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (73.000€, terra battuta). Al termine di una giornata lunghissima (talmente lunga da richiedere lo spostamento di campo dell’ultimo match), l’Italia ha piazzato tre elementi nella Final Four. La vittoria più bella – anche perché è arrivata nel match più atteso – l’ha firmata Flavio Cobolli, bravo a battere in tre set Thiago Agustin Tirante. C’era grande curiosità, visto che i due avevano espresso il miglior tennis della settimana.
L’ha spuntata la brillantezza di Cobolli, più propositivo, più desideroso di conquistare il punto senza attendere l’errore altrui. In un match di ottima qualità, il romano è partito meglio (3-0 con due break), poi ha contenuto il ritorno di Tirante fino a chiudere col punteggio di 6-4. Un break all’ottavo game del secondo era sufficiente all’argentino per prolungare il match al terzo.
Confermando l’approccio già mostrato nei giorni scorsi, Cobolli non ha fatto una piega e ha continuato a spingere nel terzo, senza farsi condizionare da qualche errore, peraltro inevitabile visti i rischi che correva, soprattutto con il dritto. È su questo colpo che deve acquisire un po’ di sicurezza in più, perché gli è capitato diverse volte di steccarlo. Ma va bene così, perché è quello che gli dà più punti e gli permette di comandare il gioco.  Non a caso, “Cobbo” ha sigillato il match proprio con una fiammata di dritto lungolinea, a fissare il punteggio sul 6-4 3-6 6-3. Nel terzo set gli è bastato un break al quarto game, conservato fino alla fine, nonostante nell’ultimo game abbia dovuto rimontare da 0-30. Cobolli sfiderà proprio Diaz Acosta nella prima semifinale di sabato (secondo match, si parte alle 13.30 con la finale del doppio), mentre l’altro match vedrà impegnati Matteo Gigante (che ha seguito in tribuna il terzo set dell’amico Cobolli) e Luciano Darderi.
L’atteso derby azzurro tra Luca Nardi e Matteo Gigante è stata la battaglia che ci si attendeva. Oltre due ore e quaranta minuti di partita hanno premiato quest’ultimo, vincitore col punteggio di 4-6 7-6 6-4. Gigante l’ha vinta di grinta, voleva portarla a casa a tutti i costi e c’è riuscito, mostrando una condizione atletica migliore rispetto all’avversario, che pure ha lottato fino all’ultima palla e – soprattutto – è arrivato a un passo dalla vittoria. Nardi ha avuto un matchpoint nel tie-break del secondo set, sul quale può avere qualche rimpianto: ha voluto liberarsi dallo scambio con una smorzata, che però gli è uscita troppo lunga. Gigante ci è arrivato, e il pallonetto del pesarese è finito lungo. Una smorzata – stavolta vincente – di Gigante ha chiuso il secondo set, poi c’è stata ancora battaglia nel terzo, nel quale Nardi ha sciupato troppe occasioni: prima è stato avanti 3-1, poi si è fatto riprendere (il sesto game è durato 18 punti) e superare.Ha avuto un sussulto d’orgoglio riagganciando l’avversario sul 4-4, ha avuto la chance del 5-4 ma non l’ha sfruttata, incassando l’ennesimo break. Nell’ultimo game annullava un matchpoint con uno splendido rovescio incrociato, ma si arrendeva un minuto dopo, trafitto dal settimo ace di Gigante. Bello l’abbraccio tra i due, sigillo di una partita giocata in un clima molto sereno, tra scuse dopo ogni punto fortunato e punti restituiti. “Giga”, diceva Nardi verso il suo avversario, “Lu” replicava Gigante quando si rivolgeva a Nardi. È forse questa la cartolina più della di una partita che Gigante ha meritato per la tigna messa in campo, oltre all’intelligenza nel comprendere la stanchezza dell’avversario e riempirlo di palle corte nel terzo set. Rimane la sensazione che Nardi abbia qualcosa in più nel suo bagaglio tecnico, ma a tennis non si vince soltanto con i bei colpi. Ci vuole ben altro. 
Qualcosa che proverà a mettere in campo Luciano Darderi, che ha passeggiato contro Lautaro Midon in quello che avrebbe dovuto essere l’ultimo match di giornata, ma è stato spostato sul Campo Grandstand per il protrarsi del programma. Un 6-2 6-0 in un’ora esatta, specchio fedele della netta superiorità di Darderi sull’avversario, che peraltro ha commesso molti falli di piede, puntualmente ravvisati, mentre nel turno precedente era stato un po’ graziato. L’Italia, dunque, è certa di avere almeno un finalista all’ASPRIA Harbour Club, ma sogna una finale tutta azzurra come non è mai capitato nelle sedici precedenti edizioni. Non dovesse accadere, sarà Italia-Argentina come l’anno scorso, quando si affrontarono Francesco Passaro e Federico Coria.  

dal sito www.federtennis.it