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A MILANO TRIONFA FACUNDO DIAZ

Milano resterà nel cuore di Facundo Diaz Acosta. Vincendo l’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (73.000€, terra battuta), il 22enne argentino ha raccolto i punti necessari per raggiungere l’obiettivo sognato da chiunque inizi a giocare a tennis: entrare tra i top-100, il Sacro Graal del nostro sport. Battendo Matteo Gigante con un doppio 6-3, si è garantito la certezza di attestarsi intorno al numero 96 ATP. Testa di serie numero 1 all’ASPRIA Harbour Club, l’argentino ha confermato i pronostici e ha intascato il terzo titolo stagionale dopo Savannah e Oeiras. Nell’afa milanese (la temperatura non è mai scesa sotto i 30 gradi), nessuno dei due ha espresso il suo miglior tennis: Diaz Acosta per la tensione, Gigante per la stanchezza accumulata negli ultimi due giorni. Il match si è deciso nel cuore del primo set: sul 3-3, Diaz Acosta ha giocato un brutto game di servizio, commettendo tre doppi falli e concedendo ben quattro palle break a Gigante, incapace di sfruttarle (l’argentino è stato bravissimo sulla seconda, annullandola con un efficace serve and volley). Sul 4-3, l’azzurro si è trovato 40-15 ma si è fatto brekkare con qualche errore di troppo. E ancora: chiamato a servire sul 5-3, Diaz Acosta ha commesso due doppi falli nei primi due punti e ha dovuto rimontare da 15-40, riuscendoci grazie a una maggiore solidità nello scambio. In sintesi, dal 3-3 al 6-3 Gigante ha avuto la palla game in tutti i giochi, ma l’ha sempre spuntata l’argentino. A quel punto è emersa la fatica e il secondo set ha offerto meno spunti: troppo spesso il romano si è liberato dello scambio con la palla corta, ma più per necessità che per effettiva convinzione: il break arrivava già al terzo game (2-1 e servizio). L’ultima chance per l’azzurro arrivava nel gioco successivo, quando si procurava una chance del 2-2, ma Diaz Acosta la cancellava con una gran prima di servizio. Pochi minuti dopo, il bonaerense poteva festeggiare con il suo coach (Juan Manuel Tiscornia, uno dei tecnici della sua accademia) e poi si lasciava andare a un urlo liberatorio.
DIAZ ACOSTA: “HO TANTO DA MIGLIORARE”
Faceva molto caldo, poi era una finale ed eravamo entrambi nervosi – racconta Diaz Acosta – quest’anno ne avevo giocate alcune, quindi ero più abituato di lui. Tuttavia sapevo di giocarmi i top-100 ATP e il tabellone principale dello Us Open, dunque ero molto teso. Allora ho provato a concentrarmi sulla tattica, sul come giocare e non pensare a fattori esterni”. In effetti, nel primo set, nel suo tennis si sono creati dei varchi che nei turni precedenti non si erano visti, a partire dal gran numero di doppi falli. Gigante, tuttavia, non ne ha saputo approfittare. È stata una finale tra mancini, dunque chiediamo a Diaz Acosta se ha dovuto pensare a qualche accorgimento tattico. “In realtà dipende dai singoli giocatori – racconta – per esempio Matteo possiede un ottimo rovescio, dunque dovevo evitare che lo tirasse con i piedi dentro il campo, cercando di tenerlo lontano dalla riga. A quel punto, provavo a essere io a dominare lo scambio. Credo che sia stata la chiave”. Come detto, con questo successo entrerà tra i top-100 ATP e si garantirà la sua prima ammissione diretta nel tabellone principale di uno Slam, al prossimo Us Open. “Un traguardo davvero importante: chiunque inizia a giocare a tennis vorrebbe diventare top-100 per vivere di questo sport, che è incredibilmente difficile – dice con una punta d’orgoglio – adesso è il mio compito sarà mantenere questo livello e occuparmi delle cose da migliorare, che sono moltissime”. Con la sua nuova classifica, potrebbe anche pensare di cambiare programmazione e inserire più tornei ATP nella sua attività… “Domani farò una riunione con i miei allenatori e vedremo il da farsi. Di sicuro la prossima settimana resto in Europa, poi si vedrà”. Lo vedremo in campo a San Benedetto del Tronto, proprio come Gigante. E curiosamente entrambi esordiranno contro un belga: Kimmer Coppejans per l’argentino, Michael Geerts per il romano, che ha mancato per un soffio il titolo nel giorno del 73esimo compleanno del suo illustre concittadino, Adriano Panatta.

di redazione