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VONDROUSOVA – JABEUR SARA’ LA FINALE A WIMBLEDON

Non è stata una partita indimenticabile, la prima semifinale femminile dell’edizione in corso. Rimarrà però negli annali perché per la prima volta nell’era Open ha portato una protagonista non compresa tra le teste di serie in finale. E’ la 24enne ceca Marketa Vondrousova, nonno pentatleta e mamma pallavolista, già finalista al Roland Garros 2019. Tra gli “high moment” in carriera anche l’argento olimpico a Tokyo 2020, battuta dalla svizzera Bencic nella contesa per l’oro. Diversi problemi fisici ne hanno fermato la crescita tecnica, l’ultimo dei quali, al gomito, l’ha anche costretta lo scorso anno a subire un intervento chirurgico. Altri sei mesi di stop, poi la ripartenza. I molti tatuaggi che fanno bella mostra sul corpo ne raccontano la vita, compresi i passaggi intimi con la sorella Julia. Talento mancino ha interrotto la storia sulla nobile erba di Elina Svitolina. Dal 3-3 del primo set la ceca ha centrato una sequenza vincente di sette game salendo sul 6-3 4-0 40-0. La tensione a questo punto ha fatto capolino e lo striscione de traguardo si è allontanato. La tennista ucraina ha recuperato i due break di svantaggio andando a servire per pareggiare i conti sul 3-4. Reazione di Marketa e nuovo strappo in avanti, per chiudere poco dopo e presentarsi, timida e raggiante, all’intervista sul campo: “Sono molto felice della finale raggiunta – ha detto – e faccio i complimenti ad Elina che oltre ad essere una gran giocatrice è una gran persona. Ero tesa e nel secondo set ho patito il suo ritorno dallo 0-4 quando ho perso due turni di battuta commettendo anche diversi doppi falli. Sono ripartita dicendomi di giocare punto dopo punto e così ho fatto. Difficile esprimere cosa provo in questo momento”. Soprattutto se si pensa che prima di questo Wimbledon la Voundrousova si era imposta solo quattro volte sull’erba. Risposte e tagli mancini, palle corte e accelerazioni sono nel DNA del suo tennis, spesso fastidioso per le rivali.  
La seconda semifinale aveva un sapore particolare, per la qualità delle tenniste in campo e il fatto che una delle due, Aryna Sabalenka, si giocava anche la testa del ranking.
Vibrante dall’inizio alla fine, dopo 2 ore e 19 minuti è stata la tunisina Ons Jabeur a vincerla, tornando in finale nel “Tempio” per il secondo anno consecutivo. Emozioni a non finire con un primo set deciso al tie-break e con una sola palla break, in favore della Sabalenka, a cadenzarlo. Nel tie-break l’inerzia è parsa andare dalla parte della tennista africana, salita sul 4-2 con un colpo fantastico, in allungo di diritto a occhi quasi chiusi. Sul 4-3 una seconda palla di servizio poco incisiva ha però ridato vigore alla bielorussa che non si è fatta pregare. Ha pareggiato i conti e chiuso la prima frazione in proprio favore. Un brutto colpo per Ons che si è però rimessa a giocare con attenzione e si è portata sul 2-1. Con ancora nella mente la sconfitta parziale ha però subito una piccola lezione dalla rivale, della serie “chi di palla corta ferisce, di palla corta perisce”. Aryna, vincitrice in stagione agli Australian Open, ha trovato due delicate soluzioni notoriamente proprie alla Jabeur centrando il break e volando sul 4-2. Nel settimo game ha avuto due occasioni per portarsi 5-3 ma non le ha sfruttate. Brava Ons a fermarla infilando una serie di cinque game consecutivi, per il 6-4 1-0 nel terzo set. Quadro del match nuovamente ridipinto, con la tunisina in vantaggio anche dal punto di vista psicologico. Determinante il break del 4-2, dopo alcune occasioni per il 3-3 sprecate dalla bielorussa, in ogni caso mai doma e al miglior incontro giocato in carriera sull’erba. I primi match point per la Jabeur sono volati via ma il quinto è stato quello trasformato, con un ace da sinistra. Spazio alla gioia e al sorriso, dopo avcer dato sfoggio poco prima anche delle sua abilità di calciatrice. La sua storia a Wimbledon continua: “Non so cosa dire – ha ammesso a caldo – grazie al pubblico. E’ stato difficile accettare e contrastare il servizio di Aryna e i suoi colpi. La platea ha sempre creduto in me dandomi fiducia”. Grandi emozioni, non facili da gestire quando pur giocando bene ci si trova indietro di un set e di un break: “Sto lavorando molto con la mia mental coach. Potrei scrivere un libro sull’argomento. Ho trovato le risorse scavando dentro me stessa, trasformando le energie negative, quelle brutte, in buone energie”. La finale la vedrà opposta a Marketa Voundrousova: “Siamo amiche ed è un’ottima giocatrice. In stagione ho perso due volte contro di lei. Occasione perfetta per cercare la rivincita”. Dopo il primo turno la tuinisina aveva detto che quest’anno voleva far meglio dello scorso. Per ora sta tenendo fede al proposito, scongiuri del caso a parte.

di redazione