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ALCARAZ E’ IL NUOVO CAMPIONE DI WIMBLEDON

Dopo Manolo Santana, nel 1966, e Rafael Nadal, nel 2008 e nel 2010, il terzo giocatore iberico ad alzare il mitico trofeo di Wimbledon è stato oggi Carlos Alcaraz, 20 anni e numero 1 del mondo confermato proprio a grazie a questo successo. Immenso il murciano che contro il quasi re di Wimbledon, Novak Djokovic, campione per sette volte e sceso in campo con il chiaro obiettivo di raggiungere Federer a quota 8 sul nobile prato, è partito contratto, poi si è sciolto pareggiando i conti e portandosi in vantaggio di due set ad uno. Al termine si è imposto 1-6 7-6 6-1 3-6 6-4. Il serbo che pareva svuotato di energie alla fine della terza frazione le ha pian piano ritrovate e nel quarto set ha rimesso tutto in discussione conquistandolo al nono gioco. All’inizio di quello decisivo ha avuto una palla break e l’ha cacciata in rete con una soluzione poco ortodossa. Di lì il giovane campione è ripartito. E’ stato lui a togliere il servizio al 36enne rivale per il 2-1. Non ha più mollato il vantaggio ed è andato a servire per la storia, quasi dopo 5 ore di gioco, sul 5-4. Dallo 0-15 ha messo in campo tutta la forza e la determinazione del predestinato. Palla corta e pallonetto per il 15-15, con la facilità e la naturalezza dei grandissimi. Volèe quasi in tuffo e di rovescio per salire 30-15. Poi 40-15 e chiusura al primo match point, con volo calibrato sull’erba del Centrale più famoso al mondo. Emozioni controllate anche se i pianti e gli abbracci, con Juan Carlos Ferrero prima e i familiari più stretti poco dopo, non sono mancati. Ha sorriso Alcaraz, al suo secondo titolo Slam ma dimostrato grande maturità anche nel corso delle interviste post match e del rituale che segue la chiusura del torneo. Ha meritato e stupito, “Re Carlos” al cospetto del Re di Spagna (quello vero) e della principessa del Galles, Kate, nonchè il figlio del Re d’Inghilterra (William) e di tante celebrità: “Un sogno che si avvera – ha detto – e ripaga tutti noi del grande lavoro svolto. Imparo in fretta anche se non credevo di poter fare così bene sull’erba, superficie che inizio ad amare”. Sarà, come vincitore, socio onorario dell’All England Club: “Dovrò ricordarmi la tessera – ha scherzato – ma sarà bellissimo fare una visita al club anche fuori torneo. Novak, sei sempre stato una fonte d’ispirazione per me, quando ero piccolo e guardavo il tennis tu già vincevi”. Sedici infatti gli anni di differenza tra i due. Alcaraz è il terzo giocatore della storia più giovane a vincere Wimbledon, il più “infante” era stato un certo Boris Becker, nel 1985 e l’anno successivo. Che fosse completo già lo si sapeva ma che sarebbe riuscito in un teatro così importante a mettere insieme i pezzi, risalire da un set sotto e mal giocato, e vincere non era affatto scontato. Se le gerarchie del tennis non sono state completamente soverchiate oggi si sono spostate verso Murcia. Djokovic cercherà ancora di stabilire altri record ma ormai Alcaraz è una certezza, a qualsiasi latitudine e su ogni superficie: “Complimenti – ha ammesso Nole alla fine – per la gran partita che hai giocato e soprattutto il modo con il quale l’hai chiusa, con tutti colpi vincenti. Non pensavo che ti saresti adattato così in fretta all’erba ma l’hai fatto. Grande merito a te e al tuo staff. Oggi certo non sono felice ma ho giocato molte altre finali tese come questa e le ho sempre vinte, magari anche quando non avrei dovuto, come quella del 2019 contro Federer annullandogli due match point”. La sua programmazione è ancora da definire per l’ultima parte di stagione ma è certo che dovrà passare un po’ di tempo a digerire la sconfitta odierna. Lo spagnolo, che ha subito ricevuto i complimenti da Rafa Nadal, si appresta a riscrivere la storia del tennis. Ha già iniziato a farlo. Intanto è il primo qualificato per le ATP Finals di Torino a novembre. Vincere per lui sarà sempre più sistematico e sempre meno la realizzazione di un sogno. Ma questo in cuor suo già lo sa.

di Roberto Bertellino