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PASSARO SI SENTE PRONTO PER LA TOP 100

Francesco Passaro ha sfiorato il successo bis domenica scorsa a Trieste, nel ricco Challenger friulano, cedendo dopo un gran percorso e solo in finale al francese Hugo Gaston. I motivi di soddisfazione sono superiori al rammarico per non essersi ripetuto: “È stato un ottimo torneo – esordisce – e nella lotta per il titolo devo fare i complimenti a Gaston per come ha giocato. Il suo passato parla da solo. Io poi arrivavo dalla semifinale conclusa in mattinata nella stessa giornata e in recupero, ero sotto di un set e di un break, con Marozsan”. La strada tracciata è quella giusta: “Non è il caso di bruciare le tappe, ognuno ha i propri tempi di maturazione. Non mi voglio assillare pensando solo ai risultati. Il tennis che so esprimere è di buon livello e pertanto l’obiettivo top 100 ATP è più che percorribile. Questa settimana sono a Verona per un altro Challenger, poi farò quello di San Marino e a metà agosto partirò per l’America dove giocherò le qualificazioni Us Open”. Nel Challenger veneto è già approdato nei quarti battendo al 2° turno Federico Gaio.

Terra o altre superfici nel tennis di Francesco Passaro, perugino classe 2001?: “Sono nato sul rosso ma già a inizio stagione ho fatto diversi tornei sul duro. Non mi trovo male e ho capito che anche su questo tipo di terreno posso essere competitivo. L’importante è sempre farsi trovare pronti e cogliere le occasioni che ti si presentano”. Il suo staff è consolidato, al pari dei punti forti: “Il mio coach è Roberto Tarpani, il preparatore atletico Stefano Nebbia con il quale abbiamo iniziato un buon lavoro. Il servizio e il diritto, abbinati alla forza fisica, sono i miei lati forti. Si sta agendo su tutto e in particolare sui dettagli che nell’ottica di crescita possono fare la differenza “.
Tra i consigli importanti anche quelli di un grande ex, Francesco Cancellotti, perugino come lui: “Sono stati importanti perché aiutano quando, come nel mio caso, si sta cercando la scalata alle posizioni che contano. Chi ha vissuto certe emozioni, anche in nazionale, è un valore aggiunto ed è un bene rimanere ad ascoltare. E’ sempre stato un esempio da seguire”. Non sono mancati gli idoli a Francesco Passaro, che aveva iniziato anche a giocare al calcio prima di prendersi da giovanissimo (12 anni) una stagione sabbatica per poi ripartire con ancora più vigoria nel tennis: “Mi è sempre piaciuto molto l’argentino Del Potro che purtroppo è stato limitato dai tanti infortuni subiti in carriera, fino al ritiro. Da ognuno dei grandi, Djokovic e Nadal su tutti, ho cercato e cerco di prendere qualcosa”. Il torneo dei sogni è, manco a dirlo, molto caro a tutti gli azzurri: “Senza ombra di dubbio Roma – prosegue – perché vincere in casa e davanti al proprio pubblico penso rappresenti per noi azzurri un qualcosa di veramente speciale. Mi piacerebbe un giorno provare un’emozione simile”. Francesco Passaro è entrato nella famiglia Reset Marketing per quanto concerne l’aspetto manageriale dei giocatori: “Siamo in sei o sette emergenti a farne parte e credo che la loro grande esperienza nel mondo del calcio e non solo sia una garanzia di qualità. E’ importante curare anche questi aspetti e concentrarsi solo su gioco e allenamenti”. L’Italia del tennis al maschile è ormai una corazzata: “Bellissimo sapere che un tuo compagno ha fatto un grande risultato. Tra di noi non c’è invidia, piuttosto un sano spirito di emulazione. Se ci è riuscito lui, mi dico, posso farcela anch’io”. Così la crescita, dei singoli e del gruppo, continua, con vantaggi per l’intero movimento azzurro, guardato ormai come un esempio dal resto del mondo di settore.  

di Roberto Bertellino