AtletiNewsTornei Internazionali

LA GIORNATA AZZURRA ERA STATA APERTA DA UNA VITTORIA DI MATTEO ARNALDI, ALL’ESORDIO IN SINGOLARE CONTRO GARIN

Un set di assestamento, per entrare da singolarista in una competizione tanto sognata ma mai disputata. Matteo Arnaldi impara in fretta, lo ha dimostrato nell’arco dell’intera stagione e lo ha confermato ieri a Bologna, all’Unipol Arena. Doppia responsabilità la sua perchè era chiamato a risollevare l’Italia dopo la batosta di prima giornata contro il Canada e ridare speranza al gruppo, nel quale è arrivato anche Matteo Berrettini a sostenerlo. Bella immagine di compattezza e testimoninanza di quanto tenga il romano alla nazionale, a differenza del “teutonico” Sinner che per la quarta volta aveva detto no alla chiamata azzurra…ma questa è un’altra storia. Arnaldi doveva battere Cristian Garin, cileno ex numero 17 del mondo e già numero 1 mondiale junior, altalenante sì nel rendimento, ma solido e capace di esprimersi bene da ogni zona del campo. Nel primo set il sanremese ha incassato come un pugile pronto alla riscossa, ha capito e dopo aver ceduto 6-2 ha cambiato passo, sbagliato meno, accelerato quando occorreva e condito di grandi colpi la sua prestazione. Alla fine ha vinto in tre set e consegnato a Sonego un testimone pesante ma lucente sul 2-6 6-4 6-3 dopo 2 ore e 23 minuti.
Arriva in sala stampa con un sorriso da un orecchio all’altro Matteo Arnaldi. Il suo primo match di Davis in singolare vinto contro Garin è stato un capolavoro di tenacia e carattere. “Ero un po’ nervoso all’inizio e non riuscivo a giocare il mio tennis migliore – ammette -. Nel secondo set ho cercato in ogni modo di rimanergli attaccato e nel terzo la chiave è stata quel quarto game da 15 minuti (e 20 punti; ndr). Quando giochi per il tuo Paese è molto differente: senti la pressione, il calore della gente. In questa sfida stiamo cercando di fare tutti del nostro meglio”.  
L’inizio partita è stato piuttosto complicato: “Non era un match semplice da giocare dopo la sconfitta con il Canada. Però non vedevo l’ora di scendere in campo, perché sono venuto qui per giocare e non per stare in panchina. E voglio ringraziare il capitano Filippo Volandri per questa opportunità che mi ha dato”.
L’importanza di continuare a crederci: “Sapevo che sarei stato teso ed ho cercato di superare questa cosa. Sapevo che il mio miglio tennis sarebbe arrivato prima o poi ma soprattutto sapevo che ci avrei provato fino alla fine”.
La diagonale sul diritto di Garin si è rivelata estremamente positiva negli ultimi due set: “Quello sugli scambi della diagonale del diritto incrociato era uno schema che avevamo studiato, anche se all’inizio lui mi ha un po’ sorpreso. Il game chiave de match? Lì più che a spingere sono stato bravo soprattutto in difesa”.  
Quelle in Nazionale sono emozioni speciali, e diverse, anche se paragonate ad uno Slam: “A New York negli ottavi contro Alcaraz giocavo per me stesso: ho cercato di fare una bella figura ma avevo meno pressione ed avevo già vinto tre partite. Qui invece avevo giocato solo in doppio, che è una cosa molto differente. Di nuovo in campo in doppio oggi? Di solito si decide dopo i singolari. Io comunque sono sempre pronto”.
Matteo e l’amore per il tennis: “Ho iniziato a seguirlo da quando Djokovic ha vinto per la prima volta tre Slam in una stagione, era il 2011. Per il resto io sono di Sanremo: mi piace andare al mare, scherzare e divertirmi con gli amici”.

di redazione e dal sito www.supertennis.tv (foto Sposito)