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L’ULTIMA FINALE AZZURRA RISALE AL 1998, PERSA AL FORUM DI ASSAGO CONTRO LA SVEZIA

Jannik Sinner ha trascinato l’Italia all’ottava finale di Coppa Davis della nostra storia. Non era ancora nato, e non lo erano nemmeno Matteo Arnaldi e Lorenzo Musetti, quando gli azzurri giocavano l’ultima, nel 1998. Il capitano, Paolo Bertolucci, contava in singolare su Andrea Gaudenzi, oggi presidente dell’ATP, e sullo spezzino Davide Sanguinetti. Si completavano bene il faentino, lottatore da fondo e specialista della terra battuta, e lo spezzino, più adatto all’erba e alle superfici veloci. Per il doppio, poi, c’è il Davis-man Diego Nargiso. Il percorso azzurro nel 1998 comincia con un successo contro l’India. Poi a Prato, sempre sul rosso, affrontiamo lo Zimbabwe dei fratelli Wayne e Byron Black: vinciamo 5-0.
In semifinale si va a Milwaukee, negli USA, dopo lo US Open. Si gioca dal 25 al 27 settembre,. Negli Stati Uniti mancano Pete Sampras e Andre Agassi, e fa non poca differenza. Giocano Todd Martin, allora numero 28 del mondo, e Jan-Michael Gambill, il bello della squadra, numero 50 ATP con lineamenti da modello. 
L’Italia ci mette sostanza e spirito di gruppo. Gaudenzi supera Gambill in quattro set, compresi due tesissimi tie-break. Poi Sanguinetti, che gioca probabilmente la sua miglior partita in nazionale, non lascia nemmeno un set al due volte finalista Slam Martin. In doppio, Gaudenzi e Nargiso chiudono il discorso contro Martin e Gimelstob.
In finale, al Forum di Assago di Milano, sulla terra indoor, sfidiamo la Svezia che ha battuto in semifinale la Germania. Si gioca davanti a 15 mila scatenati spettatori. Il racconto della finale è di Vincenzo Martucci (dall’archivio di SuperTennis.tv).
Alla prima finale in Italia dopo sei trasferte, contro la Svezia dei due Magnus, Norman e Gustafsson, sulla terra rossa del Forum di Assago, gli azzurri Andrea Gaudenzi e Davide Sanguinetti, esaltati dal colpaccio contro gli Stati Uniti a Milwaukee, sentivano di potersi giocare la storica occasione, addirittura 18 anni dopo la sfortunata finale di Praga. Forti anche di un buon doppio, Gaudenzi-Nargiso. 
Per essere presente allo storico appuntamento al quale aveva largamente contribuito, Andrea, oggi presidente dell’ATP, aveva rimandato l’operazione ai tendini sfilacciati della spalla destra. Che, però, ahilui e ahinoi, sforzati ulteriormente dal batti e ribatti da fondo contro Norman (futuro re di Roma e finalista al Roland Garros 2000), sul 7-6 6-7 6-4 3-6 6-5, sulla soglia del tie-break decisivo, dopo lamenti e sofferenze, pillole e smorfie del guerriero azzurro, si spezzò. 
Lasciando penzoloni, senza forza, il braccio del faentino e simbolicamente anche le speranze italiche. Andrea, in lacrime, si ritirò clamorosamente alzando bandiera bianca anche a nome della squadra. Che si liquefece in un amen.

DAL SITO WWW.SUPERTENNIS.TV (FOTO FITP)