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MICHELANGELO DELL’EDERA E IL SISTEMA ITALIA CHE VINCE E CONVINCE

La vittoria in Davis Cup a Malaga non è casuale ma figlia di un “Sistema Italia” costruito negli anni. La conferma arriva da Michelangelo Dell’Edera, direttore dell’Istituto Superiore di Formazione Roberto Lombardi e Team Manager azzurro: “Siamo campioni del mondo – ha sottolineato ad impresa da poco compiuta -. Una coppa conquistata da 13mila insegnanti, 2mila scuole, più di 3mila circoli affiliati, oltre 150mila bambini che giocano a tennis. Questa Coppa Davis è la vittoria di tutti loro. Avevo 12 anni quando abbiamo vinto la coppa nel 1976, l’ho vista su una tv in bianco e nero nel circolo di provincia di Rutigliano. E’ straordinario”. “Il cuore – ha aggiunto – esplode d’azzurro, invito tutti i bambini a giocare a tennis, che è uno sport meraviglioso. Regala emozioni straordinarie. Il tennis è sinonimo della vita, è proprio vero. Devi essere autonomo, prendere decisioni. Poi indossare la maglia azzurra è eccezionale”. Un’attesa durata quasi 50 anni che ha trovato sfogo al termine di una settimana speciale: “Ora tutti parlano di tennis – ha proseguito Dell’Edera – dal benzinaio al ristoratore, dai grandi ai piccini.
Il Team che ha reso possibile tutto questo è frutto di una precisa strategia federale, di un progetto nato nel giugno del 2010. Tredici anni di lavoro e perfezionamento continuo, anche correggendo errori che inevitabilmente si sono fatti e trovando agli stessi le giuste contromisure”. Di quanti elementi parliamo appartenenti al progetto? “Sono 21 persone – ha risposto il Team Manager – ognuna delle quali ha una qualifica specifica e speciale. Il vertice tecnico è composto dal capitano Filippo Volandri, dal viceallenatore e consulente Umberto Rianna e dal sottoscritto. Poi c’è Stefano Barsacchi, preparatore fisico di 2° grado. Passo quindi a citare i preparatori mentali che non sono i classici “mental coach”, ma professionisti anche loro con qualifica di 2° grado e laureati in psicologia. Sono Danilo De Gaspari e Lorenzo Beltrame, un’eccellenza italiana cresciuto seguendo le esperienze di un vero e proprio antesignano del settore, Jim Loehr. Grande attenzione poi al nostro staff medico. Il coordinatore è il medico sportivo Luca Semperboni. Con lui sono tre i fisioterapisti di 2° grado, Francesco Paperini, Luca Farinelli e Claudio Zanetti, che è anche osteopata. Nel Team il tecnico degli attrezzi, figura importantissima anche per l’aspetto della prevenzione da infortuni assortiti. E’ Pierpaolo Melis, detto “Jumbo” per le sue capacità di velocità e precisione. Le corde di un telaio sono come le gomme per una macchina di Formula 1. E’ possibile cambiare il “tiraggio” anche durante il match per ottimizzare i colpi e gestire meglio le situazioni che cambiano nel corso dello stesso. Può essere definito a mio parere anche come un tecnico del violino”. Di basilare importanza anche gli allenatori dei diversi giocatori convocati: “Sinergie assolute, come si è visto durante le Finals di Malaga. Così ecco Gipo Arbino, coach di Lorenzo Sonego; Simone Vagnozzi, coach di Jannik Sinner, e Umberto Ferrara, il suo preparatore fisico. Ed ancora Damiano Fiorucci, preparatore di Lorenzo Musetti e il suo coach storico, Simone Tartarini, assente per motivi di salute in terra di Spagna. Ed ancora Alessandro Petrone, coach di Matteo Arnaldi, con il suo preparatore fisico. Del progetto anche il consigliere federale Graziano Risi”. Un sistema che ha innalzato la cultura sportiva costruendo attorno a sé una capillarità totale: “Tanto da poter dire di avere – ha proseguito Dell’Edera – 2000 ipotetici centri tecnici che lavorano con lo stesso metodo. Quella che stiamo attraversando è una tempesta perfetta che dovrà essere costantemente implementata continuando a studiare e inserendo nuovi obiettivi formativi. E’ quanto sta facendo Jannik Sinner, impegnato nello studio per diventare numero 1 del mondo. E’ quanto stanno facendo tutti gli altri giocatori del gruppo che crescono sotto ogni profilo migliorando le competenze nei vari settori”. Torniamo un attimo al successo di Malaga, dove è nato? “Mi piace fare un paragone con la Nazionale di calcio del 1982. Dopo il Camerun si è chiusa a riccio. Noi abbiamo fatto una cosa simile dopo il Canada, creando una sorta di “bolla”. Da quel momento è stato un continuo crescendo e grazie al gruppo e al suo perfetto stato psico-fisico siamo riusciti a superare momenti molto complicati come i match point annullati da Sonego a Jarry in quel di Bologna e quelli cancellati da Sinner al numero 1 del mondo, Novak Djokovic. Non frutto del caso in entrambi i casi”. Ora quali le nuove sfide per il “Sistema Italia”? “Rivincere la Davis, dimostrando che non si è trattato di un episodio isolato, enfatizzando i concetti di cui sopra, conquistare la medaglia alle Olimpiadi e arrivare ad un titolo Slam”.  

di redazione