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GIPO ARBINO E LA GRANDE AVVENTURA DI MALAGA

Gipo Arbino è il coach di Lorenzo Sonego, quasi un secondo padre per l’azzurro, e la sua inconfondibile passione nel seguirne le gesta ha avuto quale perfetto teatro la finale di Davis Cup a Malaga. Difficile trattenersi quando in campo ci sono ragazzi che danno tutto, nella perfetta filosofia di vita e d’insegnamento del coach torinese: “Crederci fino in fondo è quello che amo trasferire ai miei allievi – esordisce – perché a volte ciò che pare impossibile si avvera, come successo domenica in Spagna”.
Emozioni uniche quelle vissute nelle scorse giornate. Quali sono state le più forti?
“E’ andato tutto liscio, con incastri perfetti. Nella sfida contro la Serbia la sconfitta di Musetti ci ha messo in crisi ma anche Lorenzo ha giocato molto bene per un set e mezzo, poi è calato e Kecmanovic non si è certo tirato indietro e ha approfittato del momento. Ho sempre creduto in Sinner e il modo con il quale ha superato la fase delicata dei tre match point con Djokovic ha dell’incredibile. Li ha annullati e poi ha girato la partita superando Djokovic anche in personalità. Un altro passaggio chiave è stato il successo di Matteo Arnaldi contro Popyrin. Un match tecnicamente brutto da vedere ma pieno di tensione per la posta in palio e la responsabilità che il ragazzo aveva sulle spalle. Toccante poi la dedica al papà della sua ragazza, scomparso alcune settimane fa. A quel punto abbiamo pensato tutti che la storia fosse sempre più vicina. De Minaur ha provato ad aggredire Sinner nel secondo singolare arrivando anche ad avere la palla del 4-4 nel primo set. Da quel momento Jannik ha cambiato marcia, che è diventata trionfale come dimostra lo score finale”.
In mezzo anche le due vittorie del suo allievo di sempre, Lorenzo Sonego. Come le ha vissute?
“Sono stati i due match più belli di sempre giocati da Sonego in doppio. Si è mosso benissimo, tagliando il campo nei momenti giusti. Ha risposto bene anche di rovescio e con Sinner si sono trovati in sinergia. I nostri due azzurri hanno dimostrato soprattutto nel match contro gli olandesi cosa voglia dire, in quanto singolaristi, avere la palla pesante. L’unico vero doppista tra i quattro, Koolhof, per due volte alle Finals nella specialità, ha patito questa pesantezza avendo sempre incontrato difficoltà al servizio e tenendo non più di tre scambi da fondo. Sinner e Sonego non avevano mai giocato dei veri doppi. A Malaga sono scesi in campo per vincere e l’hanno fatto. Diciamo che in accordo con il capitano Volandri Jannik ha scelto Lorenzo come suo compagno anche per affinità fuori dal terreno di gioco. Una scelta che si è rivelata pienamente azzeccata. Ci sono stati anche errori da parte di entrambi nel corso delle due sfide ma la parola giusta e il sostegno dell’uno nei confronti dell’altro hanno subito sanato il problema. Sono ripartiti più forti e convinti di prima”.
A coppa appena vinta ha abbracciato Sinner e vi siete detti cosa?
“Io gli ho detto che era stato un vero “rullo compressore”, espressione che spesso con lui uso. Ha riso, come sempre, e apprezzato. Tra di noi c’è un bel rapporto, nato nelle frequentazioni del circuito. Sinner sa che lo ammiro molto e spesso mi chiede delle cose con totale naturalezza. E’ un ragazzo molto intelligente ed arguto, con un grande senso dell’umorismo. Capisce al volo le mie battute e gli piace scherzare. La stima reciproca è disinteressata perché sa che non potrei mai allenarlo, essendo completamente dedicato a Sonego ma apprezza il dialogo e l’analisi. Anche i nostri team si confrontano e a noi ovviamente fa piacere ma non ne approfittiamo. Non possiamo neppure dire di allenarci spesso con lui. Sappiamo che le carature sono diverse, così gli obiettivi, ma è un crescere comune. Sono certo che ormai Sinner sia entrato in una nuova dimensione, quella dei grandissimi che hanno fatto la storia di questo sport. E’ destinato a diventare il numero 1. Ha una grande dedizione al lavoro e impara in fretta. In più conosco Simone Vagnozzi, uno dei due coach di Jannik, da quando seguivo Alberto Giraudo nei tornei internazionali giovanili. Anche tra noi il dialogo è massimo”.
Si sarebbe mai aspettato di far parte di un gruppo di coach che un giorno avrebbero vinto la Davis con i rispettivi giocatori? “Si trattava di un vero e proprio “sogno nel cassetto”, paragonabile a quello di diventare “miliardario”. E’ stato il figlio di una progressione. Per esserci deve avere in primis un grande giocatore come allievo e io l’avevo. Prima la convocazione di Sonego in Nazionale, poi le prime partite da protagonista e da titolare. Già positiva la sua stagione 2022 con la maglia azzurra. Poi ecco quella 2023, dopo la falsa partenza a Bologna, un vero e proprio crescendo. Senza le sue prove nella fase preliminare non saremmo arrivati a Malaga e non avremmo vissuto questo momento epocale. Per noi latini la Coppa Davis rappresenta ancora oggi un qualcosa di unico”. Quale particolarità le piace di più di questa competizione nonostante il cambio di regolamento? “Rispetto ai classici tornei rimane una festa anche di pubblico e di popolo. Soprattutto quest’anno c’era una bella atmosfera al Palazzo, con tanti colori e molto frastuono. Un tifo diverso da quello classico del tennis e anche per questo tutto da vivere anche per noi addetti ai lavori. Il calore dei nostri appassionati non è mai venuto meno e sono stati un altro carburante importante nei momenti difficili della competizione”.
A Malaga Sonego non era nelle migliori condizioni fisiche. Cosa lo limitava?
“Durante il torneo di Metz e già prima della sfida di quarti con Fognini aveva sentito un dolore nella fase finale del movimento del servizio. La causa una piccola lesione muscolare in profondità di 5 mm che ha dovuto essere gestita. Non l’avesse avuta sarebbe stato candidato al posto di secondo singolarista. Nessun rammarico però, il gruppo ha risposto in grande stile e tutto, come detto, si è incastrato perfettamente”.
Come avete vissuto il dopo e fino a che ora avete festeggiato?
“Fino all’1,30 della notte tra domenica e lunedì. Poi sono tornato in camera e non riuscivo a dormire per l’adrenalina ancora molto alta. Mi sono acceso un sigaro sul terrazzo e ho goduto del clima andaluso, veramente apprezzabile che nelle giornate precedenti poco ero riuscito a considerare a causa della cadenza incessante degli impegni”. Quanti messaggi di complimenti ha ricevuto? “Sono proseguiti subito dopo la vittoria, e ancora ieri dopo l’atterraggio a Bergamo. Oltre 300 ai quali per metà ho risposto. Agli altri lo farò a breve. Stessa cosa è capitata a Sonego. Lui nelle risposte a volte è un po’ più lento a farlo e bonariamente lo rimprovero. Ha dovuto abituarsi anche a questo lato della notorietà non sempre così immediato da gestire. Sta crescendo anche in questa sfaccettatura senza mai perdere l’umiltà del bravo ragazzo”.
Ora vi separerete per un breve periodo prima di iniziare la preparazione per il 2024. Vacanza anche per lei?
“Lorenzo è partito per le Maldive. Io il 4 dicembre per una settimana a Dubai. Il 3 sarò all’Oltrepò Tennis Academy di Codevilla in provincia di Pavia per un work shop con le eccellenze del tennis italiano. Poi un po’ di caldo e tranquillità senza dover affrontare un volo di lunghissima durata. Dovremo già farne uno prima di Natale per andare in Australia ed affrontare la prima parte di stagione iniziando dalla United Cup e proseguendo con i tornei di preparazione in vista degli Australian Open, primo Slam di stagione”.
Quali obiettivi in ottica prossima stagione?
“Rientrare in top 30 e se possibile fare anche meglio del best ranking di numero 21 ATP. Lavoreremo ancora sul rovescio, già migliorato molto e sulla fase di risposta. Per il servizio cercheremo di curare molto la precisione”.  

di redazione