Le segnalazioni TWMTornei Internazionali

IL TOUR DELLA COPPA DAVIS FA TAPPA AD ARZACHENA

“Ci abbiamo messo 12 anni a tornare in Serie A, e altri 12 a riportare la Coppa Davis in Italia. Sicuramente è opera di un grande giocatore come Jannik Sinner che tutto il mondo ci invidia, di una grande squadra composta da grandi giovani che possono darci grandi soddisfazioni, e un grande capitano. Ma non sarebbe successo se non avessimo battuto la Slovenia qui ad Arzachena nel 2011”.  Il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, ha ricordato il decisivo scontro che ha permesso all’Italia di accedere al play-off contro il Cile che ha riaperto agli azzurri le porte del World Group in occasione della terza tappa  del Trophy Tour della Coppa Davis in Sardegna. Binaghi è intervenuto in conferenza stampa all’interno dell’Aula Consiliare in Piazza Segni insieme al Sindaco Roberto Ragnedda, e alla Delegata allo Sport e Spettacolo del Comune di Arzachena Nicoletta Orecchioni.  Quel confronto contro la Slovenia, ha sottolineato Binaghi, fu “una follia, talmente grande che l’ITF cambiò le regole e rese praticamente impossibile ripetere. Dovemmo fare ad esempio due ricorsi per organizzare la finale dell’allora Fed Cup contro la Russia”. Nella storia della Coppa Davis, ha spiegato Binaghi per dare la misura della sfida organizzativa e regolamentare, “mai si era giocato un incontro in una città così piccola come Arzachena. Battemmo anche un altro record, perché un incontro ufficiale della nazionale di un grande sport come il tennis non credo ci sia mai stato e difficilmente ci sarà per un problema di impianti. Si fece una cosa fuori dall’ordinario, una vera e autentica pazzia. Per fare le pazzie bisogna essere un po’ estrosi, avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo e provare a sognare in grande”.La follia, che spiega anche perché il Trophy Tour abbia toccato la città di Arzachena in questo suo viaggio per l’Italia, inizia con una telefonata. 

“Mi chiamarono due dirigenti di Arzachena e mi chiesero un appuntamento a Cagliari – ha ricordato Binaghi -. Arzachena aveva una buona storia nel tennis, aveva organizzato nel tempo un torneo internazionale femminile. Andai all’appuntamento e scopro un terzo incomodo, un giovane assessore allo sport, molto esuberante, che in barba a tutti i ragionamenti e ai regolamenti internazionale aveva deciso che la Coppa Davis doveva andare nel suo paese. Gli spiegai che il regolamento parlava di ‘major cities’, che avevamo fatto l’impossibile per giocarla ad Alghero che aveva un aeroporto internazionale, un requisito richiesto. Gli spiegammo che ci voleva un campo con 4 mila posti a sedere, e lui disse: lo facciamo”.  Non era l’unico problema, però. “I campi qui erano tutti su una superficie veloce, e il nostro capitano per sfruttare il fattore campo voleva un campo in terra rossa. Ci disse: facciamo anche quello. Se gli avessimo chiesto la metropolitana, l’avrebbe realizzata. Siccome a me i pazzi un po’ mi piacciono, presentammo la candidatura come area vasta della metropoli di Olbia. Ci aiutò anche la Costa Smeralda, ci fu questo grande coinvolgimento di tutte le forze imprenditoriali della zona“. Arzachena, comunque, avrebbe dovuto partecipare a un bando con altre città italiane per ottenere l’organizzazione del tie, e anche in caso di vittoria l’assegnazione sarebbe stata soggetta all’approvazione in deroga da parte della Federazione Internazionale. “Per farla breve ce la facemmo – conclude Binaghi -. L’incontro fu molto particolare, noi non avevamo ancora una squadra così forte, anzi era il dodicesimo anno in cui l’Italia viaggiava tra la Serie B e la Serie C. Quello fu l’incontro della svolta, contro la Slovenia. Temevamo Bedene, naturalizzato dalla Gran Bretagna, che però non stava bene e non giocò nella prima giornata. Vincemmo, ricordo il campo in festa. Abbiamo scritto una pagina indelebile dello sport in Gallura”.

da ufficio stampa FITP