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DJOKOVIC E ALCARAZ VERSO GLI AO

Dopo una lungfa attesa, accompagnato da Carlos Gomez Herrera, l’ex sparring sempre in odore di promozione, Novak Djokovic ha fatto la sua comparsa in sala stampa. Si è sistemato la tuta color petrolio e si è accomodato sullo scranno, da dove ha affrontato le domande con la stessa brutale efficacia con la quale risponde ai servizi a 220. “L’ostacolo più grande da superare? Sono innanzitutto io – dice Nole – . Poi, certo, ci sono gli avversari, alcuni con maggiori e altri con minori chances di fare strada. È un tabellone a 128, è uno Slam. Sappiamo tutti cosa rappresentino gli Slam nel tennis”. Soprattutto per lui. Un altro successo gli consentirebbe di raggiungere quota 25 e di staccare Margaret Court in quella che era – e fino ad un certo punto di vista è ancora – la casa dell’81enne leggenda australiana. Due anni fa era stato fermato in Australia e rispedito al mittente. Nelo 2023 si era riconciliato con il “suo” stadio ed il pubblico vincendo il suo 22° titolo Slam. Da queste parti sono molti i luoghi a lui cari: “Non sono superstizioso – racconta Djokovic – ma quando sono qui mi piace visitare alcuni posti ai quali sono legati i miei ricordi più belli e fortunati. Non so se sia il segreto del mio successo, ma mi piace visitare il giardino botanico per riconnettermi con la natura. Poi quando posso mi concedo una passeggiata in spiaggia oppure nel quartiere di South Yarra, che è meno caotico del centro, più rilassato. Mi piace isolarmi per trovare un equilibrio rispetto alle tensioni e allo stress dei majors”, spiega.
Quello che comincia domani contro Dino Prizmic sarà il suo 19mo Open d’Australia, ma nessuno trova il tempo di chiedergli conto del 18enne croato, ultimo vincitore junior del Roland Garros. Del resto, la vittoria numero 90 sui campi di Melbourne Park passa per le sue condizioni fisiche. “Rispetto alla United Cup il polso va bene – rassicura Nole – sicuramente è un problema fisico molto minore rispetto a quello che ho subito qui in passato, sia nel ’21 che l’anno scorso”. Quando, nonostante tutto, vinse il titolo in scioltezza. 
Prima del serbo era stato il turno dell’uomo che l’anno scorso gli aveva negato il Grande Slam. Carlos Alcaraz non ha luoghi del cuore e a stento conosce Melbourne. Nel 2023 ha saltato la trasferta per infortunio, e l’ultima volta che ha messo piede nella Rod Laver arena – il 21 gennaio 2022 – è uscito sconfitto in coda ad uno splendido braccio di ferro contro Berrettini. ‘In quel periodo Matteo raggiungeva sempre le fasi finali degli Slam, per cui una sconfitta ci poteva stare” ricorda lo spagnolo. “Quella è stata l’unica volta in cui ho perso un match al quinto set, e rivedendo la partita ci accorgemmo che c’erano molti aspetti del gioco da migliorare”. Usa il plurale, il numero 2 del tabellone, perché il pensiero è sempre rivolto a Juan Carlos Ferrero.
Questa volta è il suo coach a marcare visita per i postumi di un’operazione al ginocchio, così il 20enne murciano è arrivato in Australia in compagnia di Samuel López, che in teoria allena ancora Pablo Carreño Busta. “Da allora abbiamo lavorato tanto, e oggi sono un altro giocatore”, aggiunge l’ultimo campione di Wimbledon.
Rispetto a due anni fa, Carlitos ha messo in bacheca due Slam e tante certezze in più: “L’anno scorso mi ero posto l’obiettivo di ripetere i risultati del 2022 e ci sono riuscito, visto che non solo ho vinto un altro Slam, ma nel ranking ho fatto più punti dell’anno precedente. Per cui mi ripeto: l’obiettivo del 2024 è quello di ricalcare i risultati del ’23”.
La differenza, rispetto ad un anno fa, è che Alcaraz non è il più il lidér maximo della next gen, ma un primus inter pares. I suoi coetanei hanno colmato il gap, aumentando la concorrenza per i titoli maggiori. Nel circolo esclusivo dei vincitori Slam, conferma l’iberico, entreranno presto anche Sinner e Rune: “Non so dire perché Jannik e Holger ancora non abbiamo vinto majors, ma credo che il livello di gioco che esprimono sia già sufficiente e che per loro sia solo questione di tempo”.

dal sito www.supertennis.tv