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DJOKOVIC E’ IN SEMIFINALE AGLI AO

L’ultima sconfitta di Novak Djokovic agli Australian Open rimane quella rimediata 4 anni e un giorno fa, complice Hyeon Chung, all’epoca fresco vincitore delle Next Gen Finals, e un gomito cigolante. Da allora, le vittorie infilate consecutivamente a Melbourne Park erano state 32, 21 delle quali senza cedere set. La 33ma è arrivata assieme ai titoli di coda del TG, quando il pubblico con la giacchetta a vento aspettava ancora davanti ai maxischermi la fine della sessione pomeridiana. Sotto le luci artificiali, Taylor Fritz ha scosso la testa, si è sfilato la fascetta bianca col baffo nero e ha accettato il verdetto, battuto per 7-6 4-6 6-2 6-3 nel match che ha promosso il n.1 del mondo alla semifinale dell’Happy Slam.
Nelle 32 partite vinte dopo il k.o. del 22 gennaio 2018 contro Chung, il serbo si era trovato con le valigie sull’uscio di casa solo in due circostanze: nella finale del ’20 contro Thiem – quando era sotto 2 set a 1 – e ancora di più nel terzo turno del ’21, proprio contro il vecchio Taylor. In quella occasione, lo statunitense aveva recuperato 2 set di svantaggio e sembrava pronto ad operare il sorpasso all’inizio del quinto, ma Nole si era rivelato più forte di un dolore lancinante all’addome. Un infortunio che a distanza di mille giorni il serbo definisce ancora uno strappo.
Quello era stato un duello alla Star Wars, con gli spettatori costretti a lasciare la Rod Laver arena prima della mezzanotte per rispettare i dettami del coprifuoco e i giocatori chiamati a battagliare nel silenzio di un deserto blu. Solo una ventina di fortunati avevano visto Fritz accarezzare l’impresa di spedire Nole a casa.
Impresa fallita miseramente. Dopodiché, il 36enne di Belgrado aveva conquistato il nono titolo australiano nel ‘21 e il decimo nel ’23, confermando che solo la storiaccia della detenzione e dell’espulsione dal Paese nel ’22 ne avevano rimandato l’aggiornamento dei record.
E dimostrando che, senza fattori esterni, l’esito del torneo sarebbe sempre stato segnato. Djokovic lo ha fatto capire anche oggi, qualificandosi per la semifinale dopo 3 ore e 45’ in un match cominciato solo alle 16.40 ora locale a causa della maratona tra Gauff e Kostyuk.
Il primo game, con lo statunitense al servizio, era durato 24 punti e 17 minuti. Alla terza palla break per Nole, un pensiero unico aveva attraversato la Rod Laver arena: “Se si fa subito brekkare, Fritz dura poco”. Acqua. 
Fritz, sconfitto 8 volte su 8 nei precedenti, ha tenuto il servizio, ha opposto una resistenza orgogliosa ed è durato parecchio. Almeno nel primo set – il più lungo del torneo, con i suoi 84 minuti.Ma il 26enne di San Diego non ha sfruttato due set point sul 6-5 15-40 e ha rischiato di evaporare anzitempo nella giornata più calda del torneo.Invece il californiano – nel 2023 top 5 per due settimane – ha avuto il merito di tenere duro e il vantaggio di essere tenuto artificialmente in vita da un Nole a tratti invelenito, pronto un attimo a lottare furiosamente per aggiudicarsi scambi da 25 colpi e un attimo dopo a mandare a quel paese il suo team dopo aver sparacchiato due doppi falli consecutivi.Stranamente incapace di convertire nessuna delle prime 15 palle break. Sfumato il secondo set, Nole ha alzato il livello nel terzo e ha conservato il ritmo nel quarto, azzerrando i gratuiti e spendendo a casa l’amico Fritz, uno dei pochi che si erano illusi di batterlo a Melbourne.

di redazione e sito www.supertennis