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BERRETTINI SI RACCONTA E SVELA CHE TORNERA’ A PHOENIX

Matteo Berrettini tornerà in campo a Phoenix. Sarà il primo Challenger 175 in calendario, trasmesso su SuperTennis, il primo torneo del 2024 del romano. “Non sarò a Indian Wells, mi sono preso queste settimane per stare al meglio possibile e non sarà una settimana in più o in meno a cambiare le cose. Poi giocherò a Miami e la stagione sulla terra” ha spiegato in una conferenza stampa organizzata via Zoom.
Berrettini ha raccontato la sua grande stima, peraltro mai nascosta, per Jannik Sinner. “Sta facendo cose pazzesche, ci scriviamo spesso. Il fatto di essere più uniti che mai dal punto di vista sportivo mi ha aiutato, essergli accanto in Davis mi ha fatto da molla. Sto cercando di prendere anche qualcosa da lui, dal suo approccio. come spinta forte per tornare. Vedere un italiano che gioca con me che sta lì su mi fa venire voglia anche a me di arrivarci”.
Il sogno, ha spiegato, “è giocare intanto gli Internazionali BNL d’Italia a Roma che ho saltato per due anni e mi piange il cuore. Poi vincere un grande torneo. Ma devi ripartire dal basso, giocare 20-25 tornei, avere ritmo”.
Nel corso della conferenza ha anche ufficializzato la fine della relazione con Melissa Satta, “Non stiamo più insieme. Quello che posso dire è che abbiamo avuto un rapporto bellissimo, con grande stima l’uno per l’altra. Non andrò oltre questo, non mi piace condividere troppo la mia vita privata. La devo ringraziare per questo anno vissuto intensamente”.
Berrettini è sorridente, appare tranquillo e convinto. “Ho in mente di fare una bella annata, mi sto concentrando come mai nella mia carriera per tornare, divertirmi e far divertire”.
Ha abbandonato i dubbi che inevitabilmente gli sono venuti negli ultimi mesi, dopo l’infortunio sofferto all’ultimo US Open. “Se non hai dubbi, vuol dire che non sei interessato – ha detto -. Gli ultimi sono stati mesi complicati. Sono arrivato vicino alla competizione ma mai al rientro in campo, ma rispetto al passato ho accettato un po’ meno questa cosa. Mi impegnavo sempre di più ma non arrivavo a sentire la competizione ed esprimevo questa difficoltà anche fuori dal campo. Ora sento di averla superata e ho voglia di allenarmi, di giocare nel circuito e sentirmi di nuovo giocatore”.
Il 2024 è un anno di nuovi inizi da molti punti di vista, anche quello tecnico. Dopo la scelta di interrompere la collaborazione con Vincenzo Santopadre, si è affidato a Francisco Roig, per 15 anni nel team di Rafa Nadal. “Con Vincenzo ci eravamo resi conto che avevamo bisogno di stimoli diversi. Se lasci una persona con cui hai vissuto 15 anni, vuol dire che c’era bisogno di sterzare di colpo. Con Roig mi sto trovando molto bene, lui ha un  metodo in cui crede molto. E’ un allenatore molto tecnico, stiamo lavorando su quello, su come colpire la palla, come mettermi con la parte bassa e alta del corpo: un lavoro interessante, che include a 360 gradi il mio tennis e mi dà tanti stimoli”.
Nel corso della conferenza stampa, ha spiegato anche di aver eseguito una serie dettagliata di test per comprendere in profondità le possibili cause degli infortuni. “La cosa positiva è che non sono usciti deficit incredibili, ma qualcosa su cui lavorare: una è una scoliosi che mi porto dietro da piccolo. Infatti stiamo lavorando tanto sulle posture, sulle rotazioni visti i problemi agli addominali”. 
L’infortunio a New York, conseguenza della caduta contro il francese Rinderknech, è stato il punto finale di un anno con tanti tentativi di ripresa, e tanti problemi fisici a ostacolare il suo desiderio di rientro. “A Monte-Carlo fu una brutta botta – ha ammesso -. Vinsi contro Cerundolo una partita dura, il giorno del mio compleanno peraltro, poi mi ero fatto male di nuovo. Difficile gestire quella situazione, e quando ti vengono dei dubbi anche le certezze tecniche iniziano a venire meno. Ma ora penso che sto giocando bene, servizio e diritto torneranno a funzionare quando rientrerò in campo”.
Il momento più bello coincide con il cammino a Wimbledon, fermato negli ottavi di finale da Carlos Alcaraz. “E’ stata una settimana speciale. Quello è il torneo a cui tengo di più. Sono arrivato senza allenamento, ma la mia voglia di stare lì mi ha fatto capire quanto ami fare questo. L’atmosfera mi ha fatto anche ricordare quanti sacrifici ho fatto per tornare. Mi ha fatto piacere sentire il grande affetto dei tifosi, di chi vuole il mio stare bene, anche durante la Davis nonostante non fossi in campo”.
Per questa edizione di Wimbledon, Berrettini ammette che “Sinner non può che essere uno dei favoriti”. Lui, invece, non si inserisce nella lista dei candidati. Anche se, spiega, “credo che un giocatore che è stato 6 del mondo non perda mai quel tipo di livello. Sento di avere il potenziale per tornare a quel livello, ma si arriva al best ranking con 25 tornei l’anno, con ritmo, con tanteb partite. Ora mi interessa tornare, essere competitivo e giocare contro i migliori, penso meno alla classifica”.
Il primo italiano di sempre in finale a Wimbledon ha spiegato anche qualche retroscena su quanto successo in Australia, quando ha annunciato il ritorno in campo ma si è ritirato a tabellone compilato alla vigilia del torneo prima dell’esordio contro Stefanos Tsitsipas.
“In Australia mi sentivo pronto a giocare, il problema al piede sembrava superato – ha detto – Una volta in allenamento mi sono accorto che non ero pronto per performare. La mia unica priorità che mi ero dato era: non voglio tornare dall’Australia infortunato per poi dover star fermo di nuovo. Dall’infortunio a New York non mi sono allenato mai un mese intero come prima e non volevo affrettare i tempi”.
A quel punto, l’orizzonte del rientro si è spostato a marzo. “Abbiamo capito che mi serviva tempo, e a quel punto avrei potuto usare anche il ranking protetto” ha detto Berrettini, che potrebbe farvi ricorso nei primi tornei del 2024.
Interessante, infine, il racconto di conversazioni con campioni di altri sport. “Abbiamo parlato con Paolo Maldini delle situazioni, dei problemi, delle differenze tra sport individuali e di squadra. Mi ha dato grandissima fiducia parlare con lui, mi ha fatto capire che c’è ancora tanto da dare, che le carriere sono lunghe e le emozioni si continuano a sentire. Sono rimasto in contatto con Alessio Sakara, che pratica arti marziali miste e ha subito tanti infortuni. La sua mentalità è stata sempre stare dentro le difficoltà perché così scopri il carattere, capisci chi sei. Sentire esperienze di sport diversi è molto utile, capisci dinamiche diverse ma le inserisci nel tuo contesto”.

DAL SITO WWW.SUPERTENNIS.TV