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DJOKOVIC FUORI DAL FORO! CLAMOROSO

È sceso in campo col ‘casquette’, per dirlo alla francese: per dare l’idea di protezione Novak Djokovic si è messo in testa un bel berretto bianco con visiera per affrontare il cileno Tabilo, n. 32 del mondo. Al netto del casuale precedente della borraccia che gli è piovuta in testa due sere orsono, ha fatto bene il n.1 del mondo, per proteggersi dal sole ma soprattutto dalle pallate esplosive del suo avversario, passato in un anno dal n. 190 all’attuale n.32 del tennis grazie a un gioco brillante, aggressivo, costruito su un servizio davvero incisivo. 26 anni, un metro e 88 esattamente come Nole, Tabilo si era già messo in mostra in Coppa Davis, sia come singolarista che come doppista: negli ultimi 12 mesi il salto di qualità, grazie alla vittoria nel torneo ATP 250 di Auckland, la finale a Santiago, le semifinale a Bucarest e la vittoria nel recentissimo Challnger di Aix-en -Provence .Questa disamina sul giocatore cileno serve  per provare a spiegare come mai quella che doveva essere una passeggiata oggi per Djokovic sul Campo Centrale si è trasformato in un trekking piuttosto faticoso sulle sabbie rosse. Cammino in salita sin dai primi giochi quando il serbo ha faticato a trovare i suoi equilibri mentre il cileno colpiva la palla con grande forza e una pulizia invidiabile. E così volato 5-2 in meno di mezz’ora.
A quel punto potevano tremargli il braccio o le gambe in uno stadio pieno e praticamente tutto per Djokovic. Invece ha tirato tre “mine” è chiuso il discorso del primo set in un amen. Alla faccia della soggezione nei confronti del più grande di sempre, del vincitore di 24 Slam.
Non c’era che da attendersi la reazione del lupo di Serbia. I 10.000 del centrale che ieri avevano visto dileguarsi per sempre Nadal, non erano mica disposti a rinunciare anche a Nole. Lui ha fatto come tutti i grandi: ha rallentato la partita prendendosi tutto il tempo possibile tra un ‘quindici’ e l’altro e ha giocato concentratissimo un punto alla volta.
Tabilo ha continuato a spingere a tutto braccio come fanno tutti quelli che non hanno niente da perdere. Così facendo ha tenuto un ritmo superiore al serbo che faticava a stargli dietro. Così anche la seconda partita si è presto indirizzata verso Santiago, non per demerito del n.1 ma per merito del sudamericano che a tratti sembrava Federer con la racchetta nella mano sbagliata.
A un certo punto il 6 volte vincitore del torneo è sembrato ritrovare la precisione e profondità della risposta ma i colpi del cileno hanno continuato ad essere di velocitàe consistenza superiori. Il giorno pirma Nadal si era reso conto di non riuscire più a sostenere il ritmo dei top 10 ma aveva giocato solo 10 partite negli ultimi due anni. Djokovic è molto più integro ma sta diradando a sua volta le apparizioni sul campo. Rimanere agganciato ai ritmi dei migliori potrebbe diventate un problema anche per lui. Comunque andando a servire sull’1-3 mandava il suo avvertimento: una conquista perentoria del gioco che sembrava recare il messaggio: vabbè, adesso basta. Tabilo non pareva impressionato: continuava con le sue combinazioni servizio-diritto e teneva la battuta. Anzi continuava a premere, sempre più forte. Aggrappato al suo turno di servizio, Nole, incoraggiato a gran voce ma sotto di un break non poteva che tentare il tutto per tutto in risposta, sperando in un passaggio a vuoto dell’avversario. Di solito contro di lui questi momenti arrivano sempre ma la morbidissima smorzata con cui Tabilo chiudeva il game del 5-3 non deponeva a favore di un suo possibile momento di incertezza. Era Djoikovic a crollare: con un doppio fallo sanciva un 6-2 6-3 a favore del suo avversario, una delle sconfitte più cocenti della sua recenta carriera. E usciva tra i “Buu, buu” di delusione del Centrale di Roma.

dal sito www.internazionalibnlditalia.com (foto FITP)

Articolo offerto da www.tennisvtt.it