DJOKOVIC E LA PROPOSTA PER ACCORCIARE I TEMPI DI GIOCO
Non vi è dubbio che Novak Djokovic abbia attraversato più generazioni di tennisti, risultando il più vincente di tutti e che i suoi 39 anni lo autorizzino a lanciare messaggi che si prestano a più interpretazioni. Le sue ultime dichiarazioni sono molto provocatorie e vertono su una sorta di ipotetico cambio regolamentare che andrebbe a rivoluzionare il tennis, uno degli sport, non solo per Wimbledon, più intoccabili dell’intero panorama di settore: “Dovremmo cambiare il sistema di punteggio – ha detto il serbo in più occasioni nell’ultimo periodo -. Invece di disputare set ai sei game, potremmo giocarli ai quattro, possibilmente senza vantaggi e al meglio dei cinque set. Dovremmo mantenere gli incontri all’interno di una finestra di due ore. Sarebbe la soluzione migliore per tutti”. La struttura proposta da “Nole” è molto simile a quella delle Next Gen ATP Finals, che fin dal loro inizio utilizzano questo scheletro, con il set conquistato dal giocatore che per primo raggiunge quota quattro game con almeno il vantaggio di due. Sull’eventuale 3-3 la decisione avviene al tie-break.
Per il campione serbo una formula come quella da lui proposta potrebbe essere maggiormente gradita dalle nuove generazioni e anche a livello televisivo consentirebbe di avere maggiori certezze circa la durata media di un match, che oggi, soprattutto negli Slam può essere di poco inferiore alle due ore ma anche sforare le cinque, proprio come accaduto a Wimbledon nel match vinto contro Felix Auger Aliassime. Inutile nascondere che anche in chiave personale, in ragione dell’età che avanza in maniera ineluttabile, una scelta di questo tipo andrebbe a favore del proponente. Diversi i giudizi, anche tra gli addetti ai lavori: “Senza dubbio – dice Vincenzo Santopadre, coach di Lorenzo Sonego dopo esserlo stato per anni di Matteo Berrettini – si tratterebbe di una vera rivoluzione. Potrebbe avvicinare al tennis anche chi non appartiene alla categoria dell’appassionato puro, pronto a non perdere un quindici dall’inizio alla fine. Giocare il set al meglio dei quattro game aumenterebbe l’emozione e non ci sarebbero momenti di buio. Un break potrebbe risultare subito determinante per la vittoria del set. Vietato distrarsi. Ritengo però che un cambio potrebbe essere graduale, iniziando magari proprio dall’abolizione del vantaggio e introducendo sul 40-40 il “killer point”. Altri sport hanno fatto cambiamenti importanti, come la pallavolo con il cambio palla o il calcio con il retropassaggio al portiere. Da tennista non penso che l’ambiente sia pronto per un salto così brusco. Non ritengo nemmeno che l’idea di Novak debba essere letta in ottica personale. Non ne ha bisogno”.
Anche Diego Nargiso parla di possibile maggior pathos con la formula dei set ai quattro game: “L’esperienza delle Next Gen Atp Finals non mi è dispiaciuta e ritengo che potrebbe essere replicata anche nel circuito maggiore. Richiederebbe dei tempi di logico adattamento da parte dei giocatori ma potrebbe essere percorribile. I momenti delicati sarebbero tanti e sostituirebbero quelli che a volte rappresentano dei tempi morti. Non sarei d’accordo invece sul “killer point” che andrebbe a stravolgere anche mentalmente il nostro sport”.
di redazione (foto Getty Images)
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